FICTA (FALSA), MUSICA

FICTA (FALSA), MUSICA. - L'espressione musica falsa è esiste certamente nella prima metà del sec. XIII, poiché verso il 1250 lo Pseudo Aristotele (Magister Lambertus) ne tratta e propone di sostituire l'espressione «falsa» con «muta». Più tardi si preferì m. f. La ragione della «falsità» o «finzione» consiste in questo che mentre nella musica «falsa» si mutano o si alterano questi intervalli abbassando o alzando di un semitono per mezzo del bellone e del bequardo, messi fuori del loro normale posto, cioè il sì; quindi falsità perché il segno della mobilità del sì viene spostato fuori della sede vera; falsità anche perché ciò che si canta non è ciò che si legge scritto, l'armatura in chiave es- sendo sconosciuta nel medioevo; tutt'al più raramente si accennava alla necessità di falsare con l'ag- giunta del bequardo e del bellone sopra la nota da alterare; ma normalmente il cantore doveva cono- scere la regola e applicarla anche senza indicazione scritta. L'origine della teoria della musica falsa è strettamente legata con l'uso della sommazione e lo sviluppo della polifonia. Da una parte, fino all'intro- duzione dei monosillabi (ut, re, mi o altri), non era necessario e nemmeno possibile fare delle «muta» zioni, cioè, in breve, chiamare mi fa ogni semitono; la musica «falsa» precisamente farà cantare mi fa anche quando non sarà scritto un semi-tono.

La teoria musicale anteriore al 1930 c.a., non conosce altro semitono che il sì (naturale) do, più il semi-tono creduto dai Greci sotto il nome di ymmenemoni, cioè sibemalle, acuto, segnato pure nei diagrammi musicali di dievali con la lettera S. Nella pratica invece il fa pure uso del sì bellone grave e anche di due altre note mobili, il mi che può essere bellone e il fa che può essere diesis. Ma ciò non si deve ascrivere alla pratica o alla teoria della m. f., e meno ancora a un cromatismo nel senso moderno; risulta dal semplice giu- co dei trasporti di formale modali e, data l'imprecisione della teoria modale medievale, non fu messo in evidenza questo giuoco che nel passaggio dalla scrittura «in campo aperto» alla scrittura sul rigo- doniano (s. l'introito «Exaudi Domine vocem meam», il quale, se trasportato una quinta sotto, porta un mi bellone all'inizio; se scritto su finale la, dovrebbe cantarsi con fa diesis).

Le discussioni dei teorici medievali anteriori al sec. XII dimostrano che per loro la parola musica falsa è il concetto stesso sono sconosciuti. Se la divisione del monocordo porta qualche suono non inseribile nelle serie dei sette suoni di toni, il teorico se ne scusa come di considerazione di solo interesse speculativo (cf. il De musica del sec. XI, da non attribuire a S. Oddone di Cluny [Gerbert, I, p. 274]; una lettera inusitata «m» indica questo suono che costituisce il do, o il fa, mi; oppure s'intercala tra do e re, tra re e mi, tra fa e sol). Qualche volta il teorico condanna semplicemente lo spostamento del semi-tono e lo chiama «absonia» (cf. Hucbald, Musica enchiridias; Gerbert, I, pp. 176-77).

D'altra parte dagli esempi dati con i primi testi che riferiscono la parola «musica falsa», si vede che i ricor- reva a questa mutazione nell'intento di ottenere conso- nanze perfette e soprattutto evitare di far sentire simul- tamente le note estreme del ritorno.

Bisogna osservare però che il numero delle scale o meglio degli essordi originari dalla musica falsa non si moltiplicano; eccone i più adoperati:

sì b. do re - mi b. fa - sol
mi b. fa - sol - la b. - si b. - do
re - mi - fa b. - sol - la - si
la - si - do b. - re - mi - fa b.

FICTA MUSICA – FIDEIUSSIONE

diti in una questione letteraria del sec. XIV, ivi 1902; I. Maione, Fra S. F. e Taddeo Gaddi, in L'arte, 17 (1914), pp. 100-109; A. V. Muller, Una fonte ignorata del sistema di Lutero. Il b. F. da C. e la sua teologia. Roma 1921. Cf. la recensione di N. Paulus in Theologiae Reuue. 21 (1922), coll. 18-20; id., S. F. e V. Caccia und sein Verhältnis zu Luther, in Zeitschrift für katholische Theologie, 46 (1922), pp. 169-176. Ugo Mariani