FILLIGAIA, VINCENZO da. - Poeta, n. a Firanza il 30 dic. 1642. Educato dai Gesuiti, frequentò a Pisa gli studi di giurisprudenza, coltivò filosofia teologia e attese ancora alla musica. Le ristrettezze economiche lo ridussero a vivere presso a Figline (Firenze) con la moglie Anna Capponi, poetessa, e i figli Braccio e Scipione.
La vittoria cristiana sui Turchi del 1683 gli ispirò sei Canzoni in occasione dall'assedio e liberazione di Vienna che lo resero famoso. Cosimo III lo nominò senatore, commissario di Volterra e poi di Pisa, e Cristo in Svezia ne fece educare, su seppe, i figli. M. a Firenze il 24 sett. 1797. È sepolto in S. Croce. Alla religiosità della vita rispose la sincerità dei suoi sentimenti nelle liriche sacre, specialmente nello canzoni Alla ben-
tissima Vergine e nei sonetti: Fede in Dio nelle disgrazie, Sapra la divina Provvidenza, Memoria della morte. Il De Sanctis e il Croce videro nel F. un retore vergoggiato; il Foscolo ne lodò invece la poesia, perché proclamatrice dei sentimenti più nobili e più maschi dell'anni; Leopardi, pur accusando di monotonia le canzoni, notò che il F. «parlando sempre di cose della nostra religione ha tolto a imitare quel sommo sublime della Scrittura e per questo sommo sublime si fa pregare».