FILOSOFIA DELLO SPIRITO

FILOSOFIA DELLO SPIRITO. — Espressione divulgata e resa popolare da B. Croce (n. nel 1866), onde nel linguaggio corrente vale come sinonimo del sistema crociano. Ma, naturalmente, una concezione filosofica dello spirito, e quindi una f. d. s., più o meno estesa e profonda, è parte integrante di ogni sistema filosofico. Per il Croce la f. d. s. è la filosofia senza'altro, nella sua totalità, perché, secondo il postulato idealistico, la realtà è spirito e non v'è altra realtà che lo spirito. Il Croce contrappone netta-mente la sua f. d. s. alla metafisica, non rendendosi conto che lo spirito, tanto più se concepito come

spirito universale, principio metempirico del reale e della storia, è non può non essere un'entità di carattere metafisico, quale che sia il suo valore ontologico.

Purtroppo la metafisica, sottesa all'idealismo, è apocratica e contraddittoria e tale per conseguenza risulta anche la concezione dello spirito umano. In una visione realistica del mondo, e realismo non significa materialismo, s'inquadra perfettamente anche la concezione dello spirito, alla perspicuità della quale è indispensabile la distinzione tra spirito umano e spirito divino, che tendono invece a sovrapporsi e a confondersi nel crocianesimo come in ogni altro sistema dell'idealismo.

Il sistema crociano si svolge da un nucleo germinato già implicito nella concezione estetica (tesi fondamentale di Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, Bari 1900; Estetica, ivi 1902). L'arte è, per il Croce, intuizione pura, che, in quanto tale, ossia in quanto forma della spontaneità dello spirito nell'attività teoretica, si differenzia dalla sensazione, dalla rappresentazione e dalla percezione, nel comune significato psicologico di questi termini. L'intuizione pura coglie il reale, non ancora meditato e rischiatato dal concetto. Ma lo spirito non intuisce se non facendo, formando, esprimendo. Chi separa intuizione da espressione, non riesce mai più a congiungerlo (Estetica, 7a ed., Bari 1941, p. 11). L'arte è espressione, è linguaggio, non in quanto serie di suoni, convenzionalmente fissi come segni espressivi di concetti astratti, preesistenti nella mente, ma in quanto il linguaggio è già a sua volta coscienza, creazione, espressione di sentimenti vibranti nell'animo. Ciò che sorge nell'intimo dello spirito umano si trasforma in immagini; la vita si fa contemplazione, lo slancio passionale, che nella sua immediatazza è muto, si fa espressione ossia consapevolezza perfusa di liricità, colorita di sentimento, onde si distingue dalla coscienza logica e storica. L'arte è un'espressione chiusa nel giro di una rappresentazione. Di qui il suo intrinseco carattere lirico, la sua universale liricità.

Se l'arte è la forma aurorale della conoscenza, il concetto ne è il compimento ed il termine. Il concetto puro, che è il concetto vero e proprio, è ultra-e onirico-presentativo, in quanto «appunto perché non è rappresentazione, non può avere a suo contempo un singolo elemento rappresentativo, né riferirsi a questa o quella rappresentazione particolare» a questo o quel gruppo di rappresentazioni; sebbene, d'altra parte, appunto perché universale rispetto all'individuale delle rappresentazioni, si riferisce a tutte e a ciascuna insieme» (Logica, 4a ed., Bari 1902, p. 14). Per questi caratteri estrinseci e costitutivi concetto differenzia dagli pseudoconcetti, o finzioni concettuali, che lo spirito elabora per un fine pratico e per utilità mnemonica, siano essi rappresentativi senza universalità, come quelli delle scienze empiriche (rosa, gatto, ecc.) o universali, ma vuoti di rappresentazioni, come quelli delle matematiche (triangolo, ecc.).

Il concetto è pensato solo in quanto si concreta in una forma espressiva e si fa dunque giudizio. Il giudizio può essere definitivo o individuale; ma lungi dall'opporsi dall'escludersi, secondo il Croce il giudizio definitivo è il giudizio individuale, presupponendosi, implicandosi di condizionandosi a vicenda, s'identificando, e nella loro identità è la ragione della identificazione crociana della filosofia, intessuta di giudizi definitivi, con la storia, con la giudizi individuali.

Intuizione pura e concetto, arte e filosofia sono i momenti in cui si svolge l'attività teoretica dello spirito, la quale, da un lato presuppone l'attività pratica e dall'altro ne è il presupposto. Con identico ritmo l'attività pratica si svolge come violazione dell'individuale (utile) e violazione dell'universale (bene), ossia come economia e come etica. La vita utilitaria non è immorale, ma piuttosto amorale o personale in quanto antecedere il destarsi della coscienza etica, che opera per fini universali. Ma questi, dall'altro canto, non escludono i fini particolari.

Come culmine dialettico dell'attività dello spirito, la vita etica implica anche le violazioni individuali.

Le attività dello spirito si chiariscono come distinte, anziché opposte (come Hegel le aveva considerate dando luogo ad errori e confusioni molteplici); ogni forma superiore implica l'inferiore, come l'universale il particolare. Lo spirito è sintesi a priori di distinti, mentre l'opposizione ha luogo nel divenire di ogni distinto, come processo intrinseco di superamento del brutto nel bello, del falso nel vero, del dannoso nell'utile, del male nel bene, e si attua in una ricorrente circolarità dialettica e in un processo eterno d'implicazione. Non vi ha altra realtà che lo spirito universale, immanente negli individui empirici, in cui si realizza, facendoli e disfacendoli; il lo spirito, senza possibilità che trapassa in infinita attualità, è storia, processo di svolgimento, eterna soluzione di un eterno problema. La storia è sempre e tutta storia contemporanea, perché «solo un interesse della vita presente ci può muovere ad indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente non risponde ad un interesse passato, ma presente» (Teoria e storia della storiografia, 3a ed., Bari 1943, p. 4).

Queste le linee fondamentali del sistema crociano, dominato, come si vede, da un rigoroso immanentismo, che l'autore si rifiuta di porre in discussione, in quanto verità ormai definitivamente acquisita (lui, il negatore delle verità definitive). Eppure, è questo immanentismo che produce le più inestricabili aporie della filosofia crociana. Mentre, infatti, lo spirito universale che il Croce si compiace di chiamare talvolta Dio e Provvidenza, appare come il Cireneo dei delitti e delle miserie degli uomini, questi, dall'altro canto, sono travolti nella bufera della storia, in cui lo Spirito fa e dista la lor vita usandone come spoglio strumenti o «istituzioni» del suo divenire. La libertà di cui il Croce è alto nonbile asserisce nella sfera politica, minaccia di lasciarsi soffocare, nella sfera etica, dalle spire del determinismo storicistico. L'arte oscilla tra un significato teoretico e conoscitivo che non riesce ad assicurarsi e l'irrilevanza di una labile aspirazione o di un sogno caduco. Nella ricorrente circolarità dello spirito ogni valore è sommerso in quello che, siccome massimo fra tutti, dovrebbe in sé comprendersi e risolverli, divenire.

Come storico e come critico, il Croce ha scritto pagine che rimarranno per profondità d'intuizione a finezza di penetrazione psicologica, ma alcuni giudizi risentono di una forte e pure inconscia passionalità polemica. In coerenza con l'immanentismo del suo sistema filosofico, il Croce è stato libero non sempre senza avversario del cattolicesimo. Senonché negli ultimi anni si è orientato verso una valutazione più obiettiva delle benemerenze storiche della Chiesa cattolica del contenuto umano della sua dottrina, pur rimanendo estraneo allo spirito più profondo del cattolicesimo.

Opere principali di B. Croce: Logica come scienza del concetto puro (7a ed., Bari 1928); Filosofia della pratica (4a ed., ivi 1932); La filosofia di Giambattista Vico (3a ed., ivi 1933); La poesia (ivi 1936); Saggio sullo Hegel (3a ed., ivi 1937); La storia come pensiero e come azione (3a ed., ivi 1939); Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale (7a ed., ivi 1941); Teoria e storia della storiografia (4a ed., ivi 1941); Il carattere della filosofia moderna (ivi 1941); Filosofia e storiografia (ivi 1949).

Opere letterarie e storiche: Storia dell'età barocca in Italia (Bari 1929); La letteratura della nuova Italia (4 voll., 3a ed., ivi 1934; V, ivi 1938; VI, ivi 1940); Storia d'Italia dal 1871 al 1915 (6a ed., ivi 1938); Storia d'Europa nel secolo XIX (4a ed., ivi 1938); Goethe (3a ed., ivi 1939). Tutte le opere di B. Croce furono messe all'indice con decr. del 20 giugno 1934.