FLAVIANO, SANTO

FLAVIANO, santo. - Patriarca di Antiochia, n. verso il 320, n. nel 404. Presto abbracciò la vita ascetica. Durante la crisi ariana fu sempre fedele alla fede nicena.

Insieme all'amico Diodoro (futuro vescovo di Tarso) si separò dal vescovo ariano Leonzio (344-58), però non aderì alla piccola frazione euscariana facente capo a Paolino, ma raggruppò intorno a sé la massa dei fedeli, che seppe sostenere e dirigere durante i ripetuti esili del vescovo ortodosso Melezio. F. avrebbe potuto far terminare lo scisma aderendo a Paolino, ma fu egli stesso eletto patriarca così la divisione continuò. Nel 387 interessò per gli antichéni che avevano abbattuto le statue imperiali. Celebò un Concilio contro i messalani (390). Nel 398, per interposizione di S. Crisostomo e di Teofilo di Alessandria, fu riconosciuto anche da Roma. Dei suoi scritti rimangono solo frammenti.

BIBL.: Scoratto, Hist. eccl., V, 9-10; Sozomeno, Hist. eccl., VIII, 11; Teodoro, Hist. eccl., IV, 22; V, 23; Ambrogio, Epist., 12-14; 26; Giovanni Crisostomo, Homil., passim; L. S. Tillemont, Histoire, VI, Venexia 1732, pp. 346, 624-26; P. Battifolle, Le siège apostolique, Parigi 1924, pp. 138-45; 267; C. Baur, Der hl. foh. Chrysostomus, seien Zeit, I, Monaco 1924, passim; R. Duvreuse, Le patriarcat d'Antiache, Parigi 1945, pp. 1-15.

FLAVIANO, santo. patriarca di COSTANTINOPOLI. - Uomo retto e moderato, si trovò a portare l'episcopo in tempi turbolenti (446-49), proprio al sorgere del monofisismo. Un Sinodo (Συνόδος συνόδου) celebrato sotto la sua presidenza nel nov. 448 dichiarò eretico e depose Eutiche, del che F. inviò relazione al papa s. Leone I.

Questi approvò l'operato del Sinodo e rispose con la celebre Epistola ad Flavianum (13 giugno 449). Teodoro II, influenzato dall'eunuco Crisafo, disapprovò la deposizione di Eutiche e convocò un nuovo Concilio generale ad Efeso, dandone la presidenza all'avversario personale di F., Dioscoro di Alessandria. Alla prima sessione del Laticonium Ephesianum (8 ag. 449) Eutiche fu dichiarato ortodosso, F. invece depositò e talmente maltrattato da morirne tre giorni appresso, dopo aver potuto inviare a S. Leone il canto del presente appello. Fu riabilitato dai Padri del Concilio di Calcedonia ed annoverato tra i santi come martire.

BIBL.: Tre lettere di F. a S. Leone, in PL 54, 743,743 e A. M. Amelli, S. Leone IV. e il primato del Rom. Pontefice in Oriente, Montecassino 1908, pp. 35-39; varie lettere di S. Leone in PL 54; Mansi, VI, 649-935; Acta SS. Febrari, III, Parigi 1865, pp. 72-80; P. Battifolle, Le Siege Apostolique, 1914, pp. 499-599; E. Caspar, Gesch. des Pastbums, I, Tubingen 1930, pp. 462-469; T. Jalland, The life and times of St. Leo the Great, Londra 1941, p. 205 sqq.