FLAVIANO, VIRIO NICOMACO

FLAVIANO, VIRIO NICOMACO. - Scrittore pagano del sec. IV, nel 334 da ricca famiglia di origine apula. Uomo politico, letterato, storico, conoscitore delle scienze religiose, specie della divinazione. È soprattutto celebre per essere stato il principale sostenitore del paganesimo nella lotta suprema da questo ingaggiata per la sua esistenza verso la fine del sec. IV.
Tradusse in latino la Vita di Apollonio di Tiana di Filostrato. Masso in disparte da Graziano per aver nel 376, come vicario d'Africa, favorito i donatisti, ritornò in onore, grazie alla sua fama storico-letteraria, sotto Teodoro, dal quale fu nominato «Prafectus praetorio Italiae Illyrici et Africae» nel 383 e nel 390-91 e designato consone per il 393. Ciò nonostante, seguì l'usurpatore Eugenio, da cui ottenne la restituzione dei beni appartenuti già ai templi. Nel 393-94 restauro il culto pagano a Roma, compiò solenni cerimonie idolatriche, spinse molti cristiani all'apostasia. Movendo contro Teodoro, promise ad Eugenio la vittoria e minacciò la distruzione del cristianesimo. Partecipò alla battaglia sull'Aglido (sett. 384), ma, vista svanire la vittoria, si uccise.

BIBL.: Un carme contro F. composto da un cristiano: si trova nel cod. Paris. 8084; cf. G. B. De Rossi, in Bull. arch.