mentre agricola, con numerosi e importanti centri cittadini e con una vita civile molto pre-gredita, l'E. trae da questa condizione i caratteri e
folklore.
Mentre le espressioni più vistose e pittoresche, quelli, ad es., le fogge di vestire tradizionali, sono da tempo scomparse, si sono invece conservate usanze e faste popolari di origine — significato agreste, — cui spesso la cittadina ha fatto assumere carattere più fastoso e importante maggiore. Di particolare rilievo le feste di mezzanotte, il cui centro è costituito da un grande fantoccio rappresentante una vecchia tutta adorna con solare di frutta secca e che, alla fine della festa, viene segnata, mentre le frutta cadono e vengono contese dalla ragazzaglia, e il popolo si dà a un tripudio carnevale. Pertanto la festa si chiama della Segavecchia, e con par-ticolare sfoggio viene celebrata a Reggio Emilia, a Grana (Ravenna) e a Forlimpopoli (Forlì). Notevoli sopravvivenze, sempre di significato agreste, si hanno con i fuochi di marzo che si accendono alla vigilia di calendario — intorno a cui i fanciulli ballano saltando sopra le fiamme; più importanti ancora quelle per il calendario, che si conservano specialmente in vari paesi dell'Appennino emiliano; compiute di giovani girano di casa in casa, recando ramoscelli fioriti e adorni di nastri — cantando canzoni di questa con l'annuncio che «maggio è arrivato». Oltre che i maggi lirici, composti prevaramente in strofette di ottonari, esistono anche i maggi drammatici, cioè vere e proprie rappresentazioni di soggetto epico-cavalleresco o sacro — storico, eseguito al-l'aperto con accompagnamento di organetto o violino; tali maggi — ripetono talvolta anche durante la stagione estiva in mezzo ai boschi. In rapporto con il ciclo dei lavori campestri sono da mettere anche alcune famose fiebre tradizionali come quella di s. Giovanni (24 giugno) — Ravenna, di s. Pietro (29 giugno), a Faenza, di s. Lorenzo (10 ag.) a Cervia, che danno luogo a originali festività popolari (tombole, girandole, gare, ecc.). Carattere festoso assumono anche alcune delle principali opere agresti come la sfoglieria del granoturco e la gramolatura della canapa, che danno occasione all'inizio o alla proclamazione di fidanzamenti fra la gioventù contadina. Così, sempre viva e ricca di motivi burleschi è la festa di s. Martino (11 nov.) in occasione della svinatura.
La vita rurale si rispecchia anche abbondantemente nei canti lirici monostrofici che in E. assumono spesso la forma di una quartina (talora con le rime ABCC) e che in taluni luoghi, specie nel basso Ferrarese, vengono chiamati romanelle, nome caro al Carducci. Molto ricco è anche il patrimonio tradizionale di proverbi sul tempo e sui lavori agricoli, materia alimentata dagli al-manacchi popolari che si stampano da secoli in varie città come Reggio Emilia, Faenza (Luneri di s. 11 novembre), ecc.). — Vedi tavv. XXV-XXVI.
Tra le manifestazioni di religiosità popolare merita speciale segnalazione il culto della Madonna di S. Luca (Bologna). Numerose leggende sono forate intorno all'immagine stessa e alle forme di culto a cui ha dato luogo attraverso i secoli. Altri sintonari molto venerati, sempre nella stessa provincia di Bologna, sono quelli della Madonna di Boccadirio e del Monte delle Formiche. Antiche e molto graziose tuvoletti dipinte per ex-voto si conservano nella chiesa della Madonna del Monte (Cesena). Particolari forme di venerazione sono fiorite anche intorno alla Madonna del Fuoco, a Forlì, la cui immagine viene spesso riprodotta con quella di s. Gregorio e di s. Antonio abate nei piastri, i grandi carri agricoli, dipinti a vivaci colori e tuttora in uso nelle pianure emiliano-romagnola.
Caratteristiche espressioni dell'arte popolare sono anche le coperte stampate a ruggine, con cui si coprono i bovini durante l'inverno, le ceramiche rustiche, le granole per la canapa dipinte con gli stessi motivi floreali dei carri e delle castelle (botti oblunghe con cui si porta il mosto in città, dopo la vendemmia).
Abbastanza ben conservate, specie nelle province di Bologna e Reggio, le antiche danze popolari, come il ballo del ferì, la galletta, il ruggiero, ma soprattutto il rossone, tipica danza di corteggiamento.