FOZIO, patriarca di COSTANTINOPOLI. - Senza ripetere quel che è detto sullo sciama di F. alla voce Bisanzio si dà qui una breve biografia di F. e si aggiungono alcune note per caratterizzare la sua personalità come scrittore e patriarca.
I. VITA. - F. n. a Costantinopoli da famiglia nobile e religiosa verso l'801; suo padre e sua madre soffrirono per la fede nella persecuzione iconoclasta, secondo la testimonianza stessa di F. (PG 120, 1020 A).
F. ricevette una istruzione assai vasta dalla grammatica fino alla filosofia e alla teologia, non escluse nemmeno la medicina e la giurisprudenza. Diventò maestro in filosofia e teologia ed ebbe grande successo nell'insegnamento e nell'arte pedagogica di attrarre i discepoli. Ma ben presto fu chiamato alla vita eulica, dove già i suoi fratelli Sergio e Tarasio avevano trovato un posto. Egli ascese qui al posto di presidente della cancelleria imperiale (protosegretario con il rango di protosegretario), fu poi scelto per una missione diplomatica alla corte del califfo di Bagdad. È molto significativo che durante tutto il regno di Michele III (842-67) F. abbia goduto il favore della persona colta influente prima di Teoctisto (ucciso nell'853) e poi di Barda. Non è dunque da meravigliarsi che quest'ultimo, dopo il suo conflitto con il patriarca Ignazio abbia offerto la dignità di patriarca al suo favorito, che era certamente una della persona più celebri e dotte della corte. Intorno alla questione se F. fosse eletto canonicamente dopo una abdicazione eventuale del patriarca legittimo, si può dire con probabilità che Ignazio abdicò condizionatamente, ma che F. non esservì la condizione dell'abdicazione. Inoltre egli ricevette la somma, gli ordini del letterato, subdiconato, diaconato, presbiterato, vescovato nel 6 giorni successivi (22-25 dic. 853) da Gregorio Asbesta, arcivescovo deposto da s. Ignazio e sospeso dal papa Benedetto III. Ciononostante F. cercò di guadagnare il consenso del papa Niccolò I, a cui mandò nella primavera dell'860 una lettera che conteneva anche la sua professione di fede. Il Sommo Pontefice, lodando questa, non approvò ancora F. come patriarca, ma commise in vescovi Radualdo di Porto e Zaccaria di Anagni di portarsi a Costantinopoli per informarsi dello stato interno religioso senza però prendere una decisione sulla liga fra Ignazio e F. I due vescovi latini, trasgredendo la loro competenza, diedero il consenso alla deposizione di Ignazio decretata alla loro presenza in un Sinodo di Costantinopoli (apr.-sett. 861). Il Papa disapprovò questo Sinodo, rifiutò l'apologia della propria causa fatta da F. in una seconda lettera a Niccolò I, informò anche i patriarchi di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme della sua decisione, esortandoli a non riconoscere F., ed in un Sinodo Romano dell'apr. 863 condanno solennemente F. ed i suoi seguaci. L'atteggiamento fermo del Papa eccitò l'ira di F., il quale cominciò la sua lotta aperta contro di lui culminata nella scomunica pronunziata dal Sinodo foziano dell'867 contro il Sommo Pontefice, un mese e mezzo prima della sua morte. Il successore del Papa defunto, Adriano II, trovò cambiata la situazione del patriarcato bizantino, poiché il nuovo imperatore Basilio aveva deposto F. e richiamato Ignazio, e desiderava legati pontifici per un concilio da tenersi a Costantinopoli. Il Papa acconsentì e mandò colà i vescovi Donato di Ostia, Stefano di Nepi ed il diacono Marino. Questi presiedettero all'VIII Concilio ecumenico (5 ott. 869-28 febbr. 870). Il Papa approvò i decreti di questo Concilio, fra i quali v'era una nuova condanna contro F., ma questi riottenne già prima della morte di Ignazio (23 nov. 877) il favore imperiale; anzi l'Imperatore gli affidò l'educazione dei propri figli. Quando morì il legittimo patriarca, erano già passati quasi due decenni dopo il dissidio bizantino scoppiato nel 858. Trovandosi il nuovo papa
Giovanni VIII davanti al fatto della morte di s. Ignazio e dell'insediamento di F. sul posto vacante, e avendo ricevuto lettere dall'Imperatore e da F. stesso chiedendo il consenso pontificio, egli si dichiarò pronto a riconoscere F. se questi avesse domandato perdono nel nuovo Sinodo di Costantinopoli (879-80), avesse rinunciato alla giurisdizione nella Bulgaria e avesse usato misericordia verso gli ignaziani ed avesse accettato il canone che in avvenire nessun laico fosse innalzato alla dignità di vescovo. Benché F. non adempisse in gran parte a queste condizioni, sembra che Giovanni VIII si sia accontentato di un mite rimprovero nella lettera indirizzatagli nell'ag. 880. Secondo gli storici Grumel e Dvornik, né Giovanni VIII né i suoi successori scomunicarono F., cosicché il secondo sciama di F. sarebbe da eliminarsi. Il loro parere è almeno probabile, ma non considera l'ulteriore questione se F., dopo la sua deposizione sotto il nuovo imperatore Leone VI nell'886 e fino alla sua morte nell'ultimo decennio del sec. IX, abbia avuto sentimenti cattolici, né mette in rilievo la lotta aperta di F. dopo la sua deposizione contro il Filioque (v.).
II. PERSONALITÀ. - Si riconoscono francamente i grandi meriti di F. intorno alla filologia e all'esegesi, come fanno fede il suo glossario, il suo libro An-filoschia ed i suoi commentari biblici recentemente editi da Staab o segnalati da Devreese e Reuss; inoltre si loda la sua erudizione letteraria, che ci ha conservato tanti estratti di opere classiche e cristiane, oggi perdute, nel suo libro Myriobibion; anche nelle sue lettere, escluse però quelle polemiche, non mancano pregi, soprattutto in quelle di contenuto ascetico; i suoi discorsi, conservati in parte, sono ricchi di pensieri cristiani ed elevati nella forma. Alcuni libri già attribuiti a lui sono oggi contestati (così il suo libro contro i pauliciani), o certamente di altri autori, come il detto Nomocanone, benché qualche revisione di questa opera spettasse a lui. F. diede prove in prima linea della sua indole recettiva; ignorò la lingua latina e i tesori della patriatica occidentale, eccettuati pochi testi già prima tradotti in greco. Sarebbe stata utile a F. la conoscenza delle opere di s. Agostino, soprattutto del De Trinitate. Come patriarca egli mise in difesa della sua posizione molta abilità, ma usò anche mezzi illegittimi nella fase della sua lotta contro il papato. Non gli mancò zelo pastorale ed interesse per la propagazione del Vangelo fra i pagani: lavorò anche per l'unione degli eterodossi cristiani (Armeni ecc.). La figura intellettuale e morale di F. offre dunque problemi non sempre facili allo studioso che vuole risalire alle fonti, le quali disgraziatamente sono in parte perdute, cosicché anche in questioni importanti non può ancora aversi certezza storica.
BIBLI: V. Grumel, Les regesies des actes du patriarcat de Costantinople, I, s. Les regesies de 715 à 1843, Parigi 1925, nn. 456-497, 528-89; M. Amann, Phonics, in DTRC, XII, coll. 1536-604; Fliche-Martin-Frunz, VI, Torino 1948, pp. 481-520; K. Amann, Teologia von Βυζαντινόφων Κράτους, II, Atene 1947, pp. 36-42; Fr. Dvornik, The Phonian Schism, History and Legend, Cambridge 1948; G. Hofmann, La voce presente della questione circa la riconciliazione di F. con la Chiesa romana, in Civ. Catt., 1948, III, pp. 47-60.