FRANCESCO DA VITORIA

FRANCESCO DA VITORIA. - Teologo domenicano, n. probabilmente a Vitoria (Alava) ca. il 1492, m. a Salamanca il 12 ag. 1546.

I. VITA

Religioso nel convento di S. Paolo di Burgos, tra il 1506 e 1510 fu mandato all'Università di Parigi, dove ebbe per maestri Pietro Crockaert e Giovanni Fenario. Nel 1513 dal Capitolo generale di Genova, presieduto dal Gaetano, fu autorizzato a spiegare le sentenze. In questo tempo d'indifessa applicazione allo studio teologico curò l'edizione della Sum. Theol. 2ª-2ª (Parigi 1512, ristampata nel 1515), della Summa aurea di s. Antonino (ivi 1521) e dei Sermones dominicales di Pietro Covarrubias (ivi 1521). Ottenuti nel 1522 i gradi accademici, partì l'anno seguente per Valladolid, dove insegnò teologia; nel 1526 salì la cattedra primaria di teologia nell'Università di Salamanca, che nei vent'anni del suo magistero rese famosa in tutta Europa con l'altezza del sapere e il fascino della persona. Universalmente apprezzato, era consultato da prelati a da principi; Carlo V lo designò come suo teologo al Concilio di Trento, al quale lo aveva invitato anche Paolo III. L'umile religioso rispose che ormai era incamminato verso l'eternità.

II. OPERE

Pur non avendo stampato nulla, F. da V. ha lasciato un numero rilevante di opere, frutto della sua quotidiana e scrupolosa preparazione alla scuola: Le lezioni manoscritte seguono quest'ordine: 1526-29: commento alla Sum. Theol. 2ª-2ª; 1529-31: commento alla Sum. Theol. 1ª; 1533-34: commento alla Sum. Theol. 1ª-2ª; 1534-37: commento alla Sum. Theol. 2ª-2ª; 1537-38: commento alla Sum. Theol. 3ª; 1538-39: commento al IV Sent.; 1539-40: commento alla Sum. Theol. 1ª. I codici di queste lezioni, raccolte dai discepoli, sono descritti dal card. Ehrle e dal p. Beltran de Heredia O. P. (v. BIBLICA). Quest'ultimo ha pubblicato i Comentarios a la 2ª-2ª de s. Tomás nella collezione Biblioteca de Teologas Españoles, (I-II, Salamanca 1932; III-IV, ivi 1934; V, ivi 1935) servendosi del ms. 43 della Biblioteca dell'Università di Salamanca. Da molti è desiderata un'edizione che tenga conto anche degli altri codici.

Ma quel che di più vivo rimane dell'opera di lui sono le relectiones, cui è legata la fama più vera e duratura del teologo spagnolo. Sono una specie di lezioni riassuntive di tutta la materia dell'anno accademico o la trattazione di temi di speciale attualità, svolte davanti a tutti gli alunni della facoltà e talora dell'Università. L'imponente uditorio esigeva nel relector una particolare padronanza della materia congiunta ad una attraente esposizione. Queste doti brillano in grado eminente nelle lucide relectiones, che furono tenute nel seguente ordine cronologico: De silentii obligatione (Natale 1527); De potestate civili (Natale 1528); De homicidio (11 giugno 1530); De matrimonio (25 genn. 1531); De potestate Ecclesiae prior (inizio 1532); De potestate Ecclesiae posterior (maggio 1533); De potestate Papae et Concilii (apr. giugno 1534); De augmentio caritatis (11 apr. 1535); De eo ad quod tenetur veniens ad unum rationis (giugno 1535); De simonia (maggio-giugno 1536); De temperantia

(1537-38); De Indis prior (giugno 1539); De Indis posterior sive de iure belli (19 giugno 1539); De magia (18 giugno 1540); De magia posterior (primavera 1543). La prima e l'ultima non esistono più; secondo alcuni non furono mai scritte. Le 13 superstiti relectiones ebbero molte edizioni (16 nel secc. XVI-XVIII): la prima (Lione 1557) è di 11 anni dopo la morte dell'autore, la migliore è quella di Ingolstadt (1580). Recentemente il p. Alonso Getino ne ha curata una nuova completa: Relectiones teologicas del maestro fray Francisco de V. (3 voll., Madrid 1933-35). Nell'intenzione dell'autore questa è una edición crítica, ma essendo basata sulla prima lionese con riferimento non sempre costante alle altre edizioni e al codice di Palenza, è ben lontana dal soddisfare alle esigenze moderne. Sono attribuite a F. da V. anche le seguenti opere: Confessionario util y provechoso (Salamanca 1562); Parecer que dió el p. m. Francisco de V. sobre si los señores pueden vender a arrender las oficios (edito nell'opera di D. de Zúñiga, Instrucción y refugio del alma, Salamanca 1552); Summa Sacramentorum Ecclesiae (è una sintesi delle sue lezioni, compilata da Tommaso de Chaves O. P., che tra il 1560 e il 1629 ebbe 34 ed.).

III. METODO

L'esistenza del V. coincide con un'epoca di particolari contrasti. L'opposizione tra la vecchia teologia speculativa del Gaetano e le tendenze umanistiche ed erudite di Erasmo, divideva profondamente l'Università di Parigi, quando vi giunse lo studente domenicano. Ma F. da V., anima aperta e fornita di una particolare forza assimilatrice, non disdegno le sottili dispute e la severa indagine metafisica come amò frequentare gli eruditi circoli dell'Umanesimo parigino. Nei vari anni della sua dimora nella metropoli francese assimilò quanto di meglio forniva la cultura del tempo e, ritornato in patria, quasi per un moto spontaneo del suo ingegno, ne fuse i contrastanti elementi in una sintesi superiore, ove l'aureo filone del tomismo si disposava alle bellezze dello stile umanistico, mentre s'arricchiva di una documentazione attinta alle fonti. Così a Salamanca nasceva la teologia moderna, altrettanto sollecita della speculazione come delle basi biblico-patristiche del dogma, le cui norme furono fissate nella classica opera De locis theologicis del celebre discepolo del V., Melchior Cano. Nasceva in un clima propizio, cioè nell'età aurea della civiltà spagnola, quando l'unità interna del regno, la scoperta dell'America, il movimento artistico-culturale, faceva della penisola iberica il perno del mondo cristiano; in questa atmosfera Salamanca, soprattutto per merito di F. da V., assurse a fama mondiale eclissando Parigi. Gli innumerevoli e valenti discepoli (Azpilicueta, Cano, Ledesma, Vega, Pietro Soto, De Castro, Carranza, Salmerón, Lainez) diffusero in Europa i metodi nuovi del maestro e ne fecero trionfare l'insegnamento nelle assise tridentine.

IV. PENSIERO

Sotto l'influsso del Crockaert e del Fenario, F. da V. si orientò decisamente verso il tomismo, di cui divenne il restauratore più efficace. Sulla scorta del gran commento del Gaetano, mise in luce la profondità e solidità dei principi dell'Aquinate, dai quali seppe trarre le conclusioni più giuste aderenti ai bisogni dei tempi.

Semplificando il procedimento formalistico del Gaetano, raggiunse con maggiore immediatezza la sostanza della dottrina, che seppe presentare in un dettato limpido a concettoso. Mente libera, talora si discostò dalle dottrine di s. Tommaso e qualche volta indulce alla tendenza minimistica (p. ea., nella causalità dei Sacramenti), che il nominalismo aveva diffuso in tutti gli ambienti culturali; di questa sottile e inconscia infiltrazione si avranno indizi nei posteriori orientamenti della «seconda scolastica», che ripete le sue origini da Salamanca.

Uomo del suo tempo, ebbe il vivo senso della realtà,

di ciò che tumultuava nelle anime, del nuovo fermento intellettuale provocato dalla vita contemporanea. Le relectiones sull'omicidio, sulla simonia, sulla temperanza, sulla magia, sul matrimonio pongono il dito sulla piaga degli scortetti costumi sociali dell'epoca. I trattati De potestate Ecclesiae, De potestate Papa et Concilio, De potestate civili toccano i più scottanti problemi religiosi e politici del tormentato sec. XVI. Anticonciliariata come il Gaetano, abbatte gli errori antipapali di Gersono come di Lutero, ma dice una parola franca sulla necessità di una riforma ecclesiastica e sull'urgente bisogno che il buon esempio venga dall'alto. Sulla potestà della Chiesa, ugualmente alieno dagli estremismi dei Parisienses, fautori del regalismo, come degli Augustinianes, assertori del potere diretto del Papa sulle cose temporali, ricollegandosi a S. Tommaso e al Torquemada (Turrecremata) espone la dottrina del potere indiretto, in termini così precisi, che attraverso i classici trattati del Suarez e del Bellarmino, giunsero alla sanzione pontificia dell'Immortale Dei (1885) della Sopientiae Christiane (1869) di Leone XIII.

Ma è nello Relectiones de India, che egli ha scritto le pagine più gloriose. Nella prima, con critica serrata, distrugge tutti i sofismi accumulati dalla cupidigia dei conquistatori, per indicare i motivi veramente giusti (soprattutto la predicazione del Vangelo) dell'intervento pacifico dei connazionali nelle terre scoperte da Colombo. Nella seconda affronta il problema della guerra, tanto sentito in un momento in cui Francia e Spagna erano in lotta perpetua. La saggia dottrina, che vi espone, è divenuta classica e conferisce forse all'autore il primo posto tra i fondatori del diritto internazionale.

BIBLI: N. Pfeiffer, Doctrina iuris internationalis imata Franciscan de Vitoria, in Xenia Tuomistica, III, Roma 1925, pp. 301-321; L. Allevi, F. de V. e il rinnovamento della scolastica nel sec. XVI, in Riu. della fitta, neoscolastica, 19 (1927), pp. 401-441; V. BERTRANDO DE TURRE, Les manuscrites du monstre fray Franciscan de Vitoria, Madrid 1928; C. Barcia Trelles, Francisco de Vitoria fundador del derecho internacional moderno, ivi 1928; H. Bours-Metz, La théorie des pouvoirs publics d'après François de Vitoria et ses rapports avec le droit contemporain, Parigi 1928; F. Ehrle, Les manuscrites vaticanes de les teologies valmontines del siglo XVI, trad. spagn. di I. March, Madrid 1930, pp. 12-28; L. Alonso Getino, El monstro Francisco de Vitoria. Su cadu. su doctrina y su influencia, Madrid 1930; F. Pelser, Der Geschichte des Schulz von Salamanca, in Gregorianum, 12 (1931), pp. 303-13; G. M. Bertini, F. de V. e la civiltà spagnola, in Memorie domenicale, 49 (1932), pp. 6-28; F. Stegmüller, F. de V. y la doctrina de la gracia en la escuela salmantina, Barcelona 1934; V. CAROTO, Das ebrea importantes del monstro Francisco de Vitoria fundador del derecho de peores, in Anglicium, 12 (1935), pp. 44-51; A. Naszalyi, Doctrina F. de Vitoria de Statu, Roma 1937 (con abbondante bibl.); H. Muñoz, Vitoria and the conquest of America, Manila 1938; C. Giacon, La seconda scolastica, I, Milano 1943, pp. 163-213; R. G. Villoslada, La Universidad de París durante los estudios de F. de Vitoria, Roma 1938; R. Gonzalez, F. de V. Estudia bibliográfico, Buenos Aires 1946; Juan de Jesús María, F. de V. conciliatoria?, in Epidem. Carmelithese, 1 (1947), pp. 103-47; A. Piolanti, Card. P. Mendoza: de naturalis cum Christo unitate, Roma 1948, pp. XXXI-XXXVI (sul metodo del V.); V. BERTRANDO DE TURRE, Vitoria (Français de) : vie et production littéraire, in DTHC, XV, coll. 3117-33 (particolarmente importante la nuova indicazione della data di nascita); I. G. Menendez Raigada, Doctrina juridique de Vitoria, ibid., coll. 3133-44; C. Barcia Trelles, Interpretación del hecho americano por la España universitaria del siglo XVI, Montevideo 1949.

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“FRANCESCO DA VITORIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 958. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/francesco-da-vitoria.