GALERIO MASSIMIANO (C. GALERIUS VALERIUS MAXIMIANUS AUGUSTUS)

GALERIO MASSIMIANO (C. Galerius Valerius Maximianus Augustus). - Imperatore romano, n. nell'Illirico verso la metà del sec. III, m. a Nicomedia nel maggio del 371. Ordinò da osteria famiglie, era uomo selvaggio, rozzo, ignorante, crudele e bestiale; imponente di statura, incuteva a tutti spavento. Si segnalò nell'esercito ed il 10 marzo 293, nella terram-chia creata da Diocleziano, fu nominato Cesare per l'Oriente con residenza a Sirmio e giurisdizione sulla Macedonia, l'Epiro, l'Acàia, l'Illirico e le province del Danubio. Sposò allora Valeria, figlia dello stesso Diocleziano. Condusse una serie di battaglie vitto-riose contro i barbari che premevano sui confini del-l'Impero lungo il Danubio; nel 297 riportò una selen-dida vittoria sui Persiani, e nel 299 sui Marcomanni ed i Sarmati. Divenne allora tracatante ed imperioso, dominando completamente l'animo debole di Diocleziano. Spinto dalla madre Romula, fervente pagana, superstiziosa e nemica acerrima dei cristiani, fu il principale promotore della persecuzione contro di questi. Già dopo la vittoria persiana cominciò a radicare dall'esercito e dalla corte i cristiani.

All'inizio del 303 si recò a Nicomedia, e dopo una serie di colloqui segreti con Diocleziano riuscì a far pro-mulgare il primo editto di persecuzione (febbr. 303), con il quale si ordinava la distruzione delle chiese ed il bruciamento dei libri sacri. Un doppio incendio scoppiò a distanza di pochi giorni nel palazzo imperiale; G. riuscì a far cadere la colpa sui cristiani ed a strappare all'esan-sperato Diocleziano altri tre editti sanguinari di perse-cuzione (303-304). Bramoso di spadroneggiare sempre più, costringe il vecchio Diocleziano ad abdicare, ed il 19 maggio 305 prese il titolo e la carica di Augusto. Spiegò allora tutta la sua crudeltà sanguinaria, perseguitando con maggiore furore i cristiani. Ma i suoi piani di pre-dominio assoluto furono sconvolti nel 305 quando, per la morte di Costanzo Cloro, fu acclamato Augusto dai soldati il figlio di questi, Costantino. Divenne sempre più sospettoso e crudele: degrado e torturò dignitari i magi-strati, punendo con la tortura, con il fuoco, con l'esposi-zione alle belve chiunque fosse sospetto; umiliò nobili matrone e sottopose i sudditi a gravose tasse. Intanto la tetrarchia creata da Diocleziano andava in rovina per il sorgere di imperatori rivali; per punire il ribelle Mas-senzio, nel 307 G. tentò di occupare Roma, ma abban-donato dai soldati dovette ritirarsi. Nel 310 fu colpito da un'ornibile malattia, per cui il suo corpo divenne can-corso e pullulante di vermi. Inutili furono tutti i rimedi; riconobbe allora in mano di Dio che lo puniva, e nell'apri-311 promulgò un decreto con il quale concedeva ai cri-stiani di esistere il rideificare le loro chiese, riconoscendo apertamente il fallimento della sua persecuzione. Pochi giorni dopo moriva fra orribili sofferenze.

Bibl.: Lattanzio, De moribus persecutorum, 9-35; Eusebio, Hist. eccl., VIII, 16 seg.; Ensslin, s. V. Galerius Maximianus, in Pauly-Wissowa, XIV, coll. 236-38; S. Stein, Geschichte des philistinischen Reiches, I, Vienna 1928, p. 38 seg.; P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, trad. it., IV-V, Firenze 1928, passim; R. Farberi, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero romano, Roma 1941, pp. 44-46, 51-53.