GALERIO MASSIMIANO (C. GALERIUS VALERIUS MAXIMIANUS AUGUSTUS)

GALERIO MASSIMIANO (C. Galerius Valerius Maximianus Augustus). - Imperatore romano, n. nell'Illirico verso la metà del sec. III, m. a Nicomedia nel maggio del 311. Oriundo da oscura famiglia, era uomo selvaggio, rozzo, ignorante, crudele e bestiale; imponente di statura, incuteva a tutti spavento. Si segnalò nell'esercito ed il 1º marzo 293, nella tetra-chia creata da Diocleziano, fu nominato Cesare per l'Oriente con residenza a Sirmio e giurisdizione sulla Macedonia, l'Epiro, l'Acaia, l'Illirico e le province del Danubio. Sposò allora Valeria, figlia dello stesso Diocleziano. Condiesse una serie di battaglie vittoriosa contro i barbari che premevano sui confini dell'Impero lungo il Danubio; nel 297 riportò una splendida vittoria sui Persiani, e nel 299 sui Marcomanni ed i Sarmati. Divenne allora tracotante ed imperioso, dominando completamente l'animo debole di Diocleziano. Spinto dalla madre Romula, fervente pagana, superstiziosa e nemica acerrima dei cristiani, fu il principale promotore della persecuzione contro di questi. Già dopo la vittoria persiana cominciò a radiare dall'esercito e dalla corte i cristiani.

All'inizio del 303 si recò a Nicomedia, e dopo una serie di colloqui segreti con Diocleziano riuscì a far promulgare il primo editto di persecuzione (febbr. 303),

con il quale si ordinava la distruzione delle chiese ed il bruciamento dei libri sacri. Un doppio incendio scoppiò a distanza di pochi giorni nel palazzo imperiale; G. riuscì a far cadere la colpa sui cristiani ed a strappare all'esasperato Diocleziano altri tre editti sanguinari di persecuzione (303-304). Bramoso di spadroneggiare sempre più, costrinse il vecchio Diocleziano ad abdicare, ed il 1º maggio 305 prese il titolo e la carica di Augusto. Spiegò allora tutta la sua crudeltà sanguinaria, perseguendo con maggiore furore i cristiani. Ma i suoi piani di predominio assoluto furono sconvolti nel 306 quando, per la morte di Costanzo Cloro, fu acclamato Augusto dai soldati il figlio di questi, Costantino. Divenne sempre più sospetto e crudele: degradò e torturò dignitarì a magistrati, punendo con la tortura, con il fuoco, con l'esposizione alle belve chiunque fosse sospetto; umiliò nobili matrone e sottopose i sudditi a gravose tasse. Intanto la tetra-chia creata da Diocleziano andava in rovina per il sorgere di imperatori rivali; per punire il ribelle Massenzio, nel 307 G. tentò di occupare Roma, ma abbandonato dai soldati dovette ritirarsi. Nel 310 fu colpito da un'orribile malattia, per cui il suo corpo divenne canceroso e pullulante di vermi. Inutili furono tutti i rimedi; riconobbe allora la mano di Dio che lo puniva, e nell'apr. 311 promulgò un decreto con il quale concedeva ai cristiani di esistere e di riedificare le loro chiese, riconoscendo apertamente il fallimento della sua persecuzione. Pochi giorni dopo moriva fra orribili sofferenze.

BIBLI: Lattanzio, De moribus persecutorum, 9-15; Eusebio, Hist. ecl., VIII, 16 sg.; Eusebio, s. V. Galerius Maximianus, in Pauly-Wilsons, XIV, coll. 2516-28; S. Stein, Geschichte des spätromischen Reiches, I, Vienna 1928, p. 98 seg.; P. Allard, Slavia critica delle persecuzioni, trad. it., IV-V, Firenze 1928, passim.; R. Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero romano, Roma 1941, pp. 44-46, 51-58. Agostino Amore

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“GALERIO MASSIMIANO (C. GALERIUS VALERIUS MAXIMIANUS AUGUSTUS).” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1114. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/galerio-massimiano-c-galerius-valerius-maximianus-augustus.