GALLICANO, CANTO. - In senso largo il termine c. g. si estende a tutte le forme di musica liturgica monodica della Chiesa occidentale che non sono della Chiesa romana, e cioè canto in uso nella Gallia, in Spagna, in Irlanda, a Milano, in contrapposizione specialmente al canto gregoriano. In senso stretto con la voce c. g. s'intende il canto delle Chiese al di là delle Alpi e specialmente tra il Reno e i Pirenei. In una terza accezione poco usata c. g. potrebbe essere quello instaurato nel secc. XVII e XVIII nella Francia in seguito al gallicanesimo politico e religioso che portò con sé innovazioni liturgiche.
Le condizioni che riguardano il c. g. nella seconda accezione sono piuttosto vaghe, mentre la liturgia gallicana antica è meglio conosciuta. Infatti non esistono manoscritti completi di c. g. come se ne trovano invece a centinaia per il canto gregoriano. Le melodie dette gallicane nella loro attuale forma esistono soltanto nei codici gregoriani o ambrosiani in cui sono stati introdotte insieme con i riti e le formole di preghiera di origine gallicana. Si riconoscono per la loro struttura spesso pralissa, e da deduzioni e confronti tra le pure fonti romane e i libri liturgici gallicani autentici, cioè gli Antifonari di Fleury, di Marsiglia, di Tours, di Lione, il Missale Francorum e forse anche il Lesionaria di Luxeuil e l'Omilaria di Alcuino. I pezzi meno dubbi di c. g. sarebbero il « Pange

Un colpo fatale fu dato al c. g. al tempo in cui re Pipino e suo figlio Carlomagno vollero il ritorno delle Gallie alla liturgia romana, che era la liturgia riformata da Gregorio Magno; scomparsa la liturgia, scomparve anche il canto che la accompagnava. La sola Chiesa che
forse può vantare qualche ricordo di tale canto è quella di Lione; ma nel De correplicere antiphonarii non si può riconoscere esattamente ciò che è rimasto dall'uso antico e ciò che forse sarà stato introdotto indipendentemente anche dalla pratica romana insegnata da maestri delle grandi scuole carolingie come, ad es., Alcuino e Amalario. La Chiesa di Aix-en-Provence, nella quale furono in onore anche dopo Carlomagno la liturgia ed il c. g., non ha più conservato pretese a una liturgia propria. Gli altri centri in cui fu coltivata l'arte musicale insieme con le altre discipline e dei quali ci si può aspettare qualche apporto alla oscura questione del c. g. sono stati Autun, Vienna, Arles, Narbona, Tolosa e, più a nord, Tours, Poitiers, Orléans. La diffusione dei monaci di Cluny e, con essi, della pura liturgia romana, fu il colpo di grazia a ciò che poteva esser rimasto della feconda sorgente di musica liturgica gallicana.