GALLO, GATO VIZIO (IMP. C. VIBIUS TREBONIANUS GALLUS), IMPERATORE ROMANO

GALLO, Gato Vizio (Imp. C. Vibius Trebonianus Gallus), Imperatore Romano. - N. a Perugia verso il 20°, m. a Terni nel 253. Apparteneva al Senato nel 250 era governatore della Mesia, comandante delle legioni durante la guerra contro i Goti. Alla morte di Decio fu acclamato imperatore (251); si affrettò a firmare la pace lasciando ai Goti il bottino già preso ed i prigionieri e venne a Roma per ottenere dal Senato l'approvazione della sua nomina. Per far tacere i sospetti del suo tradimento adottò il secondo figlio di Decio, Ostiliano.

Nel 253 i Goti invasero la Pannonia; il legato della provincia, Emiliano, li confessò e fu acclamato imperatore. G. gli marciò contro, ma a Terni fu ucciso dagli stessi suoi soldati insieme con il figlio Volusiano. Poco dopo anche Emiliano fu ucciso e l'Impero passò a Valeriano ch'era stato acclamato imperatore dai soldati della Gallia.

Verso i cristiani G. si mostrò dapprincioso tollerante, ma la peste scoppiata nel 252 diede origine ad una persecuzione. Furono ordinati infatti sacrifici propiziatori per tutto l'Impero (s. Cioriano, Epist., 59). I cristiani naturalmente si astennero dal partecipare e la loro assenza suscitò l'odio dei pagani che tumultuarono dappertutto contro di loro. Fu allora promulgato un editto con il quale i capi delle chiese, vescovi, sacerdoti i diaconi erano condannati all'esilio (Eusebio, Hist. ecc., VII, 10; s. Cipriano, Epist., 61). La più illustre vittima fu il papa Cornelio, arrestato nel giugno 252 e mandato a Centumcellae (Civitasecchia) dove morì nel maggio-giugno 253 (id., Epist., 60). Fu eletto a succedergli Lucio, ma anche lui fu esiliato. Altrove non pare che la persecuzione abbia fatto delle vittime, a causa della successiva morte di G. che impedì l'applicazione dell'editto.

BAL.: Wittig. S. V. in Pauly-Wissova, XV. coll. 1269-78; A. Manaresi, L'Impero romano e il cristianesimo, Torino 1913, pp. 381-87; P. Franchi de Cavallieri, Note agiografiche, VI (Studi e Testi, 33), Roma 1920, pp. 181-210; P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, III, trad. it., Firenze 1928, pp. 1-25. Agostino Amore