GAMBERA, Pietro Andrea (Gambarus, Gannarus, de Gamberinis). - Celebre canonista, n. a Casal Fluminese, nelle vicinanze di Bologna, ca. il 1480, m. a Fano o a Viterbo nel sett. 1528. Studiò a Bologna, ove ebbe a maestri J. Campegio nel diritto civile e A. M. Sala nel diritto canonico, ultimamente indice (1565-1570), insegnò per qualche tempo diritto canonico, finché fu scelto dal card. Giulio de' Medici, arcivescovo di Firenze (poi Clemente VII), a suo vicario generale (14 giugno 1515).
Creato uditore di Rota da Leone X, vi fece il suo ingresso sotto Adriano VI (22 maggio 1522), che lo inviò legato in Ungheria (giugno 1523-genn. 1524). Da Clemente VII fu nominato uditore del S. Palazzo Apostolico e suo vicario (1527) c'anno dopo promosso a vescovo di Faenza (7 ag. 1528). Morì mentre era in viaggio per prendere possesso della sua diocesi, e sarebbe stato sepolto a Viterbo.
Raccolse i decreti del Concilio provinciale di Firenze (1517-18), editi a Firenze (1504), e scrisse un commento alle Extravagantes di Giulio II, De electione simoniaca Romani Pontificis (Roma 1528), schierandosi per la nullità dell'elezione stessa, ma, paventando che con la nuova costituzione si fosse gettato il seme di un eventuale scisma, ne proponeva l'abrogazione.
Scrisse ancora: Legali dialettica (Bologna 1514); De veritate et excellentia scientiae (Basilea 1543), quasi un commento ai Topici di Aristotele; un altro commento: In rubricam de rerum permutatione et in caput licet eodem titulo (edito in Repetitiones in universas fere iuris canonici partes, V. Venezia 1587, ff. 103-70); un trattato De officiis et auctoritate legati a latere; un altro Tractatus de beneficiorum permutatione; un terzo De extensionibus, tutti e tre editi nella collezione Tractatus iuris universi (XIII, I, Venezia 1585, f. 150 sgg.; XV, I, f. 208 sgg., XVIII, f. 247).