GEREONE, santo, martire. – Incerte e confuse sono le notizie che lo riguardano. S. Gregorio di Tours ricorda una splendida basilica di Colonia costruita in onore di 50 martiri sconosciuti e chiamata comunemente, per i bei musaici che l’ornavano, «Ad sanctos aureos». Nel Martirologio geronimiano sono commemorati il 10 ott. a Colonia 318 martiri detti «Mauri». Il giorno precedente invece è commemorato G. con 392 compagni soldati, fatti uccidere dalla Massimiliano nella stessa Colonia, in occasione della guerra contro i Bagaudi.
Sembra certo che le tre notizie riguardano lo stesso gruppo di martiri. Esiste poi una Passio del sec. X in cui si narra che G., insieme con 318 commilitoni della legione tebana, fu decapitato a Colonia e gettato in un pozzo per essersi rifiutato di sacrificare. In loro onore s. Elena fece costruire una grande e bella basilica detta appunto «Ad sanctos aureos». Nel 1121, sotto il vescovo Norberto, fu aperto un sarcofago nella cattedrale di Colonia e si credette riconoscervi il corpo di G.
GERGESEI (ebr. Grigašt; Settanta, Γεργασίου), latinizzato in Gergesaei). – Clon o tribù, che condivideva con altri gruppi etnici il dominio della Palestina preisraelitica. Nella tavola delle nazioni (Gen. 10, 16) i G. sono presentati come discendenti da Cham; ma ciò non pregiudica la classificazione etnologica di questo popolo, giacché in tale documento si seguono principi particolari, che non sempre collimano con i caratteri somatico-linguistici dell’etnologia moderna.
Forse erano Semiti al pari dei Cananei; ma non è esclusa un’affinità etnica con gli Hittiti. Nella Bibbia i G. sono nominati pochissime volte (Gen. 10, 19; 15, 21; Deut. 7, 1; Jos. 3, 10; 24, 11; Neh. 9, 8) e sempre con una fraseologia stereotipata, che elenca i vari clan o tribù della Palestina preisraelitica. Finora mancano conferme attribuibile per l’esistenza di un tale popolo; tuttavia si sono trovati nomi propri fenici o simili, o per lo meno, derivanti etimologicamente dalla medesima radice (cf. M. Lidzbarski, Handbuch der nordsemitischen Epigraphik, I, Weimar 1898, p. 252).