GIBIEUF, GUILLAUME. - Teologo oratoriano, n. a Bourges nel 1585 (?), m. a Parigi il 6 giugno 1650. Ricoprì importanti uffici nell'Oratorio del card. Bérulle, che lo nominò vicario generale nel 1625 e visitatore delle Carmelitane di Francia; notevoli rapporti ebbe con Cartesio, Mersenne, St Cyran e Gainsenio.
I suoi libri: La vie et les grandeurs de la très sainte Vierge Marie (Parigi 1637), Cathéchèse de la manière de la vie parfaite (ivi 1637), riflettono fedelmente i principi della spiritualità berulliana e gli meritano un posto notevole tra gli scrittori mistici della «scuola francese». Ma l'importanza maggiore del G. è data dal De libertate Dei et creaturae (ivi 1630), dove propone una soluzione nuova alla questione della concordia del libero arbitrio con il concorso divino. La novità, che suscitò un'aspra polemica con i teologi gesuiti F. Annat e Th. Raynaud, risiede nella nozione del libero arbitrio come facoltà che, liberandosi dalla schiavitù delle cose create, si fa parte-cipe dell'infinità di Dio, e nella conseguente definizione della libertà come «impiezza» dell'anima. Alla libertà così intesa non nuoce la mancanza dell'«indifferenza attiva», la quale viene ripudiata come elemento non essenziale anzi difettoso; perché la volontà sia libera, è necessaria e sufficiente quell'«immensità» metaforica e partecipata che le deriva dall'unione con l'infinito. Tale dottrina, in quanto esclude la libertà d'indifferenza, preludeva a Giansenio, che riscontrò nel libro «des grandes ouvertures» e lo esaminò nell'Augustinus (III, 7, 16).
Più incerto l'influsso del G. su Cartesio, nonostante che questi affermi di accettare in pieno la dottrina del G. (cf. la lettera a Mersenne, apr. 1641); esso sembra doversi limitare agli elementi neoplatonici e agostiniani, presenti nel G. e nel filosofo.