GIEZI (Géhází; Settanta = Tezú). - Eliseo (v.).
Quando questi vuol premiare la generosa ospitalità della buona sunamita, G. gli suggerisce che il miglior dono è di ottenerle un figlio (II Reg. 4, 11-17). Quando la sunamita corre dal profeta per la morte improvvisa del suo insperato figliolo, Eliseo manda il premuroso G. a risuscitarlo, ponendo sul volto del fanciullo il babbo, e che gli affida. Ma la risurrezione non avviene e G., deluso, riferisce l'insuccesso al suo padrone che veniva con la sunamita e che compirà il prodigio (II Reg. 4, 18-37).
La cupidigia e la menzogna, in occasione della mira-colosa guarigione del generale siro Naaman, rovinato G., che per punizione finì lebbroso (II Reg. 5, 20-27). L'episodio, in cui G. narra a Ioram, re di Giuda, i profe- digi compiuti da Eliseo (II Reg. 8, 1-6), è anteriore al precedente, che il Re non avrebbe mai ammesso un lebbroso a conversare con lui.