GIOVANNI DI GORZE

GIOVANNI di GORZE. - Abate e riformatore benedettino, n. a Vandières (Pont-à-Musson) sul principio del sec. x; studiò a Metz e a St-Mihiel, ma con scarso profitto. Ancora adolescente rimase orfano di padre, e fu costretto ad occuparsi dell'amministrazione dei beni paterni. Dopo un litigio con gli

altri della famiglia fu assunto da un nobile vicino come parroco della sua chiesa. In quest'ufficio conobbe e visitò poi con frequenza il monastero femminile di S. Pietro di Metz, e al contatto della vita claustrale e della buona osservanza di quelle monache maturò in lui la vocazione monastica, che egli seguì con ardore insieme ad altri compagni. Con loro intraprese un viaggio in Italia meridionale, sostò qualche tempo a Montecassino, quindi tornò in patria con l'intento di ristabilire nella più antica osservanza la vita monastica. Dopo molte difficoltà egli e i suoi compagni ottennero nel 933 dal vescovo di Metz l'abbazia di Gorze, fondata da s. Crodegango nel 749 e in quei tempi ridotta agli estremi anche materialmente. G. vi ricoprì la carica di cellerario, poi nel 945 quella di portinaio, nel 949 quella di priore, e infine nel 967 fu eletto abate.

Eccezionalmente rigido con se stesso era invece indulgente con i suoi monaci, che con la sua saggia e cauta energia portò a grande prosperità materiale e spirituale. Ben presto la fama delle sue virtù si sparse oltre le mura del chiostro; gli furono affidate alcune delicate mansioni, prima ancora che fosse abate: nel 953 Ottone il Grande lo inviò al califfo 'Abd ar-Rahmān. G. con la sua fermezza ed energia riuscì ad avere risultati che altri incaricati prima di lui per la stessa missione non avevano potuto raggiungere.

Il nome di G. di Gorze è soprattutto legato alla riforma monastica che egli introdusse nel suo monastero prima, e che poi si estese a ca. 70 abbazie; divenne così il centro della rinascita della vita monastica in Germania. Questa riforma era basata sul ritorno alla primitiva osservanza della Regola, ma aggiungeva delle pratiche austere non proprie dello spirito di s. Benedetto. Con tutto ciò essa conquistò sempre maggior terreno in Germania e in Belgio, e perfino in Roma. Più che alla riforma di Cluny essa va riallacciata a quella della Lorena, che comprende le riforme di Brogne e di Riccardo di St-Vanne, oltre quella di Gorze. La durata di quest'ultima abbraccia 200 anni. G. m. a Gorze il 7 marzo del 976. La sua memoria nel Martirologia benedettino è invece al 27 febbr.

BIBL.: Vita in Acta SS. Februarii, III, Parigi 1865, pp. 686-715 e in Acta SS. OSB., V, pp. 363-412; F. Chaussier, L'abbaye de Gorze, Metz 1894, pp. 79-101; G. Wolf, Die Gorer Reform in ihrem Verhältnis zu den deutschen Klättern im Elsas, in Lehringisches Jahrbuch, 9 (1931), pp. 95-111; A. Zimmermann, Kaleudarium Benedictinum, I, Metten 1933, pp. 258-59 e 260-61; Ph. Schmitz, Histoire de l'Ordre de St Benoit, II, 2ª ed., Maredsous 1948, pp. 161-62. Ambrogio Mancone
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“GIOVANNI DI GORZE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 355. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giovanni-di-gorze.