GIOVANNI di LYCOPOLIS, santo. - Eremita e tauraturgo, chiamato il «Veggente della Tebaide», n. a Lycopoli (attuale Assiut) ca. il 300, m. alla fine del 394. Si ritirò verso i quarant’anni di età al vicino Monte dei Lupi per menar vita solitaria. I suoi mirabili fatti furono scritti da Evagrio e Palladio nelle Vitae Patrum e nella Historia Lausiaaca.
Cassiano (De Inst. Mon., IV, 33, 4-6) loda la sua ubbidienza (i casi del palo secco e del sasso ingente son riportati da s. Ignazio nella celebre sua Lettera ai giovani ge-suiti del Portogallo). Tutti i Martirologi esaltano lo spirito di profezia che ebbe G. dopo il trimesimo anno di vita ermetica, ma è curioso che da nessuno degli storici greci G. venga messo in rapporto con l’imperatore Teodosio, le cui vittorie sul tiranno Massimo (388) ed Eugenio (394) furono da questo santo preannunziate (s. Agostino, De Civit. Dei, V, 26). Morì nel deserto, pregando ginocchioni, più che novantenne, poco prima della morte dello stesso Imperatore, pure da lui predetta. È festeggiato dai copti il 17 ott.