GIOVANNI GUALBERTO, SANTO

GIOVANNI GUALBERTO, santo. - Fondatore dell'Ordine dei Vallombrosani, n. a Firenze negli ultimi decenni del sec. x (985, o più probabilmente 995) dalla nobile famiglia dei Visdomini, m. il 12 luglio 1973 nel monastero di S. Michele Arcangelo a Passignano, presso Firenze, ed ivi se-

2. 21-23), si ricordano la sua abilità militare ed il pronto intervento contro gli assassini di suo padre, oltre alla sua vittoria su Cendebeo (ibid. 16, 9). Nel 135-34 a. C. successe a Simone, ucciso insieme agli altri due figli. Fin dal principio G. fu implicato in azioni guerresche, dapprima contro Tolomeo, massacratore della sua famiglia, quindi contro il re seleuita Antico VII.
Tutte e due le imprese riuscirono difficili. Tuttavia con la minaccia di un intervento di Roma in suo favore, come sembra si possa dedurre da notizie incerte di Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., XIII, 259-66; cf. XIV, 143 sgg., 247 sgg.), G. riuscì ad ottenere condizioni non troppo dure da Antico VII, che intendeva assicurarsi nel sud prima di muovere contro i Parti nel nord-est del suo Regno. Il riconoscimento dell'alta sovranità seleuita durò poco perché dopo la morte di Antico VII, durante il deca-dimento del Regno greco, fu facile a G. I. dichiararsi praticamente indipendente (op. cit., XIII, 273). Anzi poté iniziare le sue campagne espansionistiche contro l'Udumea, la Transgiordania e specialmente contro i Samaritani, ai quali distrusse il tempio sul monte Ga-rizim. Oltre ad un motivo nazionalistico, G. I. aveva di mira anche la diffusione del puro jahwismo, che spesso cercò di propagare con la forza, come quando obbligò gli Idumei alla circoncisione ed ai riti giudaici (loc. cit., 257-58).

All'interno, il Regno di G. I. - che dovette essere molto prospero - fu caratterizzato dall'acquis delle di-vergenze tra le due correnti ideologiche antagoniste, Farisei ed i Sadducei. Secondo Flavio Giuseppe (loc. cit., 288-98), G. I., che professava le idee dei Farisei, im-provvisamente sarebbe passato alla settima opposta ed avrebbe perseguitato i suoi antichi amici. Probabilmente tale mutamento fu dovuto ad una sorda opposizione dei Farisei, che non approvavano in un carattere impulsivo e laico come G. I. né l'unione del sommo sacerdozio con il potere civile né la politica in confronto degli stranieri, ammessi anche nelle file dell'esercito jahwistico (loc. cit., 248-52).

Bibl.: E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes im Zeit- der Jesu Christi, I, 3-4; cdd., Lipsia 1901, pp. 256-73; Obst. s. V. in Pauly-Wissowa, suppl. IV, coll. 786-91; A. Momigliano, Prime linee della tradizione maccabica, Roma 1930, passim; M.-J. Lagrange, Le Judaïsme avant Jésus-Christ, Parigi 1931, pp. 101-108; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, 2a ed., Torino 1938, pp. 331-38.