GIOVANNI, PATRIARCA DI ANTIOCHIA

GIOVANNI, patriarca di ANTIOCHIA. - M. nel 441-42. Educato fin da bambino nella religione cristiana, acquistò una grande conoscenza della teologia e della legislazione ecclesiastica. Buono per natura, era portato alla dolcezza ed alla moderazione. Nel 428-29 fu eletto vescovo di Antiochia e si trovò ben presto implicato nell'affare di Nestorio, del quale era amico personale, ricevendone amarezz e dispiaceri. Conosciuta la condanna dell'eretico, gli scrisse nel 430 una bella lettera, esortandolo alla sottomissione.

Nel 431 si recò ad Efeso per partecipare al Concilio che condannò Nestorio e proclamò la divina maternità di Maria. Ma vi giunse in ritardo e, conosciuta la condanna di Nestorio, prese un atteggiamento duro ed intransigente nei riguardi specialmente di s. Cirillo. Tenne allora un conciliabolo con i vescovi suoi partigiani, nel quale Cirillo fu sconosciuto; ma fu a sua volta scomunicato dal legittimo Concilio con 34 seguaci. La pace fu ristabilita soltanto nel 433 con il cosiddetto «editto di unione», a causa del quale però G. dovette affrontare le ire dei vescovi e del clero della sua giurisdizione, fautori intransigenti di Nestorio. Altri dispiaceri ebbe quando gli fu richiesto di sottoscrivere il Tomo di Proclio di Costantinopoli e condannare Teodoro di Mopsuestia; in questa occasione però seppe ben destreggiarsi e scongiurare pericolose complicazioni.

Bibl.: Synodicon: PG 84, passim; Mansi, IV-V, passim; Tillemont, XIV, passim; Fliche-Martin-Frutaz, IV, pp. 171-205. Agostino Amore.