GIOVANNI V BAR ABGRÉ

GIOVANNI V bar Abgré. - Katholikos nestoriano (900-905), il primo che si obbligò per iscritto dopo la sua elezione a compiere bene le sue mansioni e che ordinò a tutti i suoi successori di fare lo stesso.

Sono conservati di lui i Canon per il servizio dell'altare e le Risposte a questioni ecclesiastiche, opere che contengono una casuistica liturgica.

Bibl.: J. S. Assemani, Bibliotheca Orientalis, III, 1, Roma 1725, pp. 238-54; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, p. 235.

Con G. d'A. si chiude il cosiddetto periodo classico del diritto canonico. Egli si può considerare altresì il riassuntore del pensiero giuridico canonico, preciso precedente, per l'ampio riferimento che egli fa delle migliori dottrine altrui e il tentativo spesso riuscito di un quadro generale della scienza giuridica canonistica, per le varie materie, fino ai suoi tempi. Dove esprime la propria tesi, la rinforza con forte ingegno e grande solerzia.

La sua produzione si svolge soprattutto con commentari alle varie raccolte delle Decretali.

Il suo primo commentario lo compose al Liber Sestus di Bonifacio VIII, e fu opera giovanile la quale egli stesso corresse con aggiunte successive, e la redazione definitiva pare fosse compiuta avanti la morte di Bonifacio VIII (1303). Detto commentario passò come glossa ordinaria al Liber Sextus, preferendosi esso agli altri commentari scritti nel testo stesso.

Secondi, in ordine di tempo, i suoi Commentaria novella alle Decretali di Gregorio IX, compilati non prima del 1338: opera importante dove egli riferisce molte sentenze di dottori e propone con fine ingegno le proprie risoluzioni. Alle stesse Decretales gregoriane pose i suoi Casus breves. Indi scrisse una sua Lectura in librum sextum decretalium, opera che non terminò prima del 1339. Si deve a lui altresì la prima Glossa in Clementinas. Notevoli sono pure di lui le Quaestiones Mercuriales dove non sempre tuttavia è avvertibile vera originalità. Non mancano d'altra parte tra i suoi scritti opere dedicate ad argomenti particolari, come la sua Lectura super arboribus consanguinitatis et adfinitatis, che ebbe larga fortuna nel medioevo, e la Summa de somalibus et matrimonio, rifacimento con aggiunte dell'opera di Giovanni di Cesena o di Anguisola.

Gli si ascrivono ancora Tractatus varii: De interdicto, De consuetudine (riferito nei Commentaria novella) e un Tractatus de renuntiatione beneficiorum.

Bibl.: J. F. Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur der canonischen Rechts..., II, Stoccarda 1878, pp. 205-209; F. C. Savigny, Geschichte des römischen Rechts im Mittelalter, VI, 2a ed., Heidelberg 1850, pp. 98-125; F. Gillman, Zur Frage der Abfassungszeit der Novelle des Johannes Andrea, in Archiv für Kath. Kirchenrecht, 104 (1924), pp. 268-275. Antonio Rota.