GIOVANNI, vescovo di GERUSALEMME. - N. verso il 356, m. nel 417. Da giovane abbracciò lo stato monacale e nel 386 successe a s. Cirillo nella cattedra di Gerusalemme. Non molto dotto e non sempre ortodosso nella dottrina, fu tuttavia lodato e venerato dai contemporanei per le sue virtù e la santità della vita.
Il suo amore per le dottrine origeniste gli attirò contro l'inimicizia di s. Epifanio e s. Girolamo, originando una lotta poco edificante. Essa ebbe inizio nel 393 quando Epifanio nella chiesa del S. Sepolcro predicò contro gli origenisti; G. gli rispose accusandolo di antropomorfismo. La rottura divenne definitiva quando poco dopo s. Epifanio ordinò sacerdote per il monastero di Betlemme Pauliniano, fratello di s. Girolamo, ed insieme scrisse una lettera ai monaci mettendoli in guardia contro il vescovo origenista. G. se ne lamentò presso il Papa, ed insieme lasciò l'interdetto contro i monaci di Betlemme. S. Girolamo allora, già amico di G., scrisse un opuscolo contro di lui, ribadendo le accuse di origenismo. Lo scandalo era grave; nel 396 il conte Archelao si adoperò invano per pacificare i contendenti, ma l'anno seguente, mercè l'intervento del vescovo Teofilo di Alessandria, la pace poté essere ristabilita. Nel 415 G. accolse con simpatia Pelagio, la cui dottrina riconobbe come ortodossa nel Sinodo di Diospoli del 416. Poco dopo assistette inerte al saccheggio del monastero di Betlemme da parte dei pelagiani, meritandosi aspri rimproveri da papa Innocenzo I.