GIOVANNI VII, papa. - Eletto il 1° marzo 705, m. il 18 ott. 707. Greco, figlio di un funzionario imperiale, era nel 687 rettore di un «patrimonio pontificio» sulla Via Appia. Giustiniano II gli spedì gli atti del Concilio quinsesto, che i papi precedenti non avevano voluto approvare, invitandolo a raccogliere un concilio con facoltà di approvarli o cassarli. G. li rimandò senza averli emendati né formalmente approvati, e il Liber Pontificalis lo accusava di essere stato humana fragilitate timidus. Ottenne dal re dei Longobardi Ariperto II la restituzione del patrimonio della Chiesa nelle Alpi Cozie. Ebbe fama di eruditissimus et facundus eloquentia e, fatta ragione dei tempi, diede prova di mecenatismo.
Si ricordano di lui importanti lavori. Fra questi il restauro dell'abbazia di Subiaco, deserta dopo la distruzione operata dai Longobardi; in Roma un oratorio in S. Pietro opere pulcherrima, dei cui musicai restano frammenti nelle grotte vaticane e altrove, parte della decorazione pittorica e un ambone in S. Maria Antiqua e, presso questa Basilica, un episcopio, dove egli stesso abitava.