GIOVANNI X, PAPA

GIOVANNI X, PAPA. - Eletto nel marzo (?) 914, deposto nel giugno 928, m. nel 929 (?). La tradizione storica, appoggiata soprattutto al racconto maledico di Liutprando, dà un ritratto assai sfavorevole del personaggio; studi recenti ne hanno messo in luce la vigorosa figura. G. da Ravenna, prima diacono e inviato più volte a Roma dall'arcivescovo Cailone, era già nel luglio 905 arcivescovo di Ravenna, XI di questo nome. Si mostrò fin d'allora convinto della necessità che l'autorità spirituale e la temporale si dessero reciproco appoggio contro l'anarchia feudale; perciò diede favore a Berengario I.

Fu eletto papa con l'appoggio, o certo con il consenso, di Teofilatto e di Teodora, potentissimi in Roma, con cui era da tempo in relazioni cordiali; ma i rapporti illeciti di lui con Teodora sono assai probabilmente una invenzione maligna. Raccolse in una lega Romani, Bizantini, Alberico marchese di Spoleto e Camerino, gli Stati del mezzogiorno d'Italia, per snidare i Saraceni dal Garigliano, e prese parte all'impresa, se ipsum corpusque suum opponendo, e ottenne piena vittoria (ag. 915). Nel dic. 915 diede la corona imperiale a Berengario. In Roma non poté impedire che si affermasse l'autorità di Marozia, « senatrice » e « patrizia », e, più tardi, sposa di Guido, marchese di Toscana. Favori la elezione a re d'Italia dell'energico Ugo di Vienne, e conchiuse con lui a Mantova (926) un « foedus »; ne ebbero sospetto Marozia e Guido, anche per l'autorità data dal Papa al fratello suo, il marchese Pietro. Fu invaso dai loro soldati il Laterano e ucciso Pietro; non

molto dopo, nell'assenza di Ugo dall'Italia, il Papa fu fatto prigioniero, deposto, probabilmente ucciso.

Nel governo della Chiesa, G. X tenne alto il prestigio dell'autorità papale; prese provvedimenti per il mantenimento della disciplina ecclesiastica e il miglioramento dei costumi; ma il suo programma di rafforzare l'autorità regia, come presupposto di una riforma religiosa, lo costrinse a concessioni pericolose, come quella, fatta ai re di Germania e di Francia, di ingerirsi nella nomina dei vescovi. Inviò in Germania un legato, che presiedette al Sinodo di Hohenaltheim (sett. 916), nel quale si obbligarono con sanzioni ecclesiastiche i sudditi alla fedeltà verso il Re. Facilitò la conversione dei Normanni al cristianesimo. Si adoperò a mettere pace tra i Greci e i Bulgari e tra questi e i Croati; inviò la corona imperiale allo zar dei Bulgari, Simeone, e probabilmente creò re dei Croati Tomislao. Cercò di mantenere il popolo di Croazia, di Schiavonia, di Dalmazia nell'obbedienza alla Sede romana, e raccomandò che i fanciulli fossero avvezzati a studi di lettere latine e che la Messa non si celebrasse « in barbara seu slavinica lingua ». Ricostrui la Basilica Lateranense e l'adornò di pitture allora assai ammirate.

BIBL.: Epistulae: PL. 131, 27 (erroneamente attribuita a Giov. IX), 132, 799 sgg., e in Neues Archiv, 9 (1883), pp. 513-40; Jaffé-Wattenbach, I, p. 449 sgg.; Lib. Pont., pp. 240-41; I. M. Watterich (v. GIOVE. VIII), I, pp. 33, 38, 661-69; Mansi, XVIII, 192-201; MGH, Leges, II, 1, pp. 556-60; Liutprandi ep. Cremonensis opera: ibid., Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum (ed. J. Becker, 1915); Benedetto del Soratte (v. VIZI), pp. 156-62; T. Venni, G. X, in Archivio della R. Soc. rom. di stor. patria, 59 (1936), pp. 1-136, dove sono citate molte opere precedenti; W. Kolmel, Rom und der Kirchenstaat im 10. Jahrhundert (Abhandlungen zur mittleren und unseren Geschichte, 78), Berlino 1935; G. Fasoli, I re d'Italia, Firenze 1949, passim.
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“GIOVANNI X, PAPA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 367. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giovanni-x-papa.