GIOVANNI IX, PAPA. — N. a. Tivoli, eletto nel genn. dell'898, m. nei primi del 900. Benedettino, fu eletto dal partito formosiano, forse con l'appoggio dell'imperatore Lamberto e degli Spolettini, in contrapposizione al futuro Sergio III; ma spiegò azione moderatrice.
Convocò sinodi a Roma, in uno dei quali fu annullata la sentenza pronunziata contro Formoso nel «Sinodo del cadavere» e fu riconosciuta la validità delle sue ordinazioni; ma furono assolti, dopo avere chiesto perdono, i vescovi che lo avevano condannato, fu confermato sotto pena di scomunica perpetua il divieto di traslazione dall'una all'altra sede vescovile e furono rinnovate le norme per l'elezione del pontefice, che doveva essere richiesto dal Senato e dal popolo, eletto dai vescovi e da tutto il clero, consacrato in presenza dei legati imperiali. Fu qui
anche rivendicato il diritto dei vescovi di giudicare le cause relative a peccati curati. Fu riconosciuta valida la consacrazione imperiale di Lamberto e annullata come «barbarica» e per surreptitioem extorta quella di Arnolfo. Il Papa intervenne anche a una Dieta convocata da Lamberto a Ravenna (ott. 7-8), ottenne da lui la conferma dei privilegi imperiali in favore della Sede romana, l'ordine di pagare le decime alle chiese, la promessa di aiuto per reprimere le implicite coniurationes dei sudditi romani; l'Imperatore fece riconoscere il diritto di tutti i Romani di ricorrere a lui. Chiudendo la Dieta, G. esortava i vescovi ad aver cura delle loro chiese, a dare buoni esempi al loro gregge, a indire preghiere per la pubblica pace e la prosperità dell'Impero. Parve così che Chiesa ed Impero si stringessero contro la dilagante anarchia; ma la repentina morte di Lamberto impedì che l'accordo desse i suoi frutti. Anche nella questione di Fazio G. IX si mostrò conciliante: riconobbe la legittimità sia di Ignazio che di Fazio e «tese la mano» a quelli che erano stati ordinati da loro. Mandò vescovi a mettere pace nella Moravia, riaffermando l'autorità della S. Sede sui paesi slavi.