GIOVANNI XXII, PAPA. - Pontificò dal 7 ag. 1316 al 4 dic. 1334. N. a Cahors verso il 1245 ca., Giacomo Duèse dovette la sua brillante carriera alle sue qualità di giurista. Divenne successivamente cancelliere del re di Sicilia Carlo II, vescovo di Fréjus (4 febr. 1300), poi di Avignone (18 marzo 1310), cardinale del titolo di S. Vitale (dic. 1312), vescovo di Porto (1313). Eletto papa il 7 ag. 1316 a Lione, vi fu incoronato il 5 sett. G. XXII stabilì la sua residenza provvisoria ad Avignone. Malgrado la sua età fu di attività prodigiosa.
Non contento di contribuire alla riforma della Chiesa con le Clementine egli promulgò anche una serie di costituzioni, le Extravagantes, che furono commentate poi dai canonisti, ma che non fecero mai parte della raccolta ufficiale del CIC. Dopo il tempestoso pontificato di Clemente V, alla Chiesa romana occorreva una riorganizzazione. G. XXII gliela diede con un gran senso pratico, tanto che alcuni suoi editti rimasero in vigore per vari secoli. Le bolle Pater familias, Ratio iuris e Qui exacti temporis (16 nov. 1331) assicurarono il perfetto funzionamento del complicato meccanismo della Cancelleria, dell'udienza delle cause del Palazzo apostolico, cioè della Rota e dell'udienza delle lettere contraddette (v. M. Tangl, Die päpstlichen Kanzleirodnungen von 1200-1500, Innsbruck 1894, pp. 83-115).
Carattere autoritario, il Papa accentrò nelle sue mani la collazione dei benefici ecclesiastici. I suoi predecessori avevano colpito con una riserva i benefici che fossero rimasti vacanti in Curia; egli invece aumentò considerevolmente il numero di quei benefici che si fossero trovati da allora in poi in questo caso, con una regola di Cancelleria del 15 sett. 1316 e con la cost. Ex debito (CIC, Extravagantes, comm. I, III, col. IV). La riserva colpì anche i benefici elettivi regolari e secolari, compresi nei territori della Chiesa romana, in diverse province ecclesiastiche d'Italia (v. G. Mollat, La collation des bénéfices ecclésiastiques sous les Papes d'Avignon, Parigi 1921, p. 39).
G. XXII provocò poi inoltre una controversia sullo stato delle anime dei giusti prima della risurrezione generale. Egli sostenne, a titolo privato, che esse restava sub altare Dei, godevano cioè della contemplazione dell'umanità di Cristo, ma non della visione beatifica. Questa sua strana opinione gli valse violenti attacchi contro la sua ortodossia da parte dei Francescani micheli (seguaci di Michele da Cesena, v.), rivoltatisi contro di lui. Prima di morire il Pontefice ritratto quello che aveva insegnato (v. E. Denife-E. Châtelain, Chartularium Univeritatis Parisiensis, II, Parigi 1890, nn. 97-87).
Un conflitto di eccezionale gravità scoppiò con Ludovico di Baviera, eletto re dei Romani nel 1314, in concorrenza a Federico d'Austria. Vincitore a Mühldorf (28 sett. 1322), Ludovico chiese a G. XXII il riconoscimento del fatto. Ma il Papa aveva un suo piano: prolungare la vacanza dell'Impero per continuare ad amministrarlo. Ciò gli avrebbe permesso di abbattere in alta Italia l'egemonia dei Visconti, contro i quali le sue truppe combattevano ormai dal 1320. Egli aspirava inoltre a creare a Bologna il centro di uno Stato dove si sarebbe trasportata la Corte pontificia e dal quale si sarebbe diretta la po-

Giovanni XXII, papa - Tomba del Pontefice (sec. xiv). Avignone, cattedrale.
litica italiana meglio che da Roma, troppo lontana dal teatro delle operazioni. G. XXII pose a Ludovico di Baviera delle condizioni che furono giudicate inaccettabili. Il principe si decise a venire in Italia in soccorso dei Visconti, assediati in Milano; egli aggravò i suoi torti dando asilo agli Spirituali che denigravano il Papa. Malgrado l'opposizione di un certo numero di cardinali, gli fu intentato un processo canonico che finì con la sua scommessa (23 marzo 1324). Ludovico di Baviera rispose con l'avanzata su Roma. Vi entrò e vi si fece proclamare illegalmente imperatore (11 genn. 1328), fece deporre G. XXII (18 apr.) ed eleggere un antipapa (12 maggio) che prese il nome di Niccolò V. Ma fu uno scisma effimero che ebbe termine con l'abiura solenne di Pietro da Corbara (29 luglio 1330).
Verso il termine della sua vita G. XXII conobbe delle amare delusioni. La rivolta dei bolognesi (17 marzo 1333) provocò lo sfacelo della sua politica italiana. M. ad Avignone il 4 dic. 1334.