GIOVIANO (FLAVIUS IOVIANUS AUGUSTUS)

GIOVIANO (Flavius Iovianus Augustus). - Imperatore romano, n. a Singidunum nella Mesia nel 331, m. in Bitinia il 17 febbr. 364. Figlio del conte Varroniano, percorse la carriera militare sotto Co

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Stanzo II. All'avvento di Giuliano era tribuno e dopo l'editto in cui questi mise i soldati nell'alternativa di sacrificare o abbandonare la milizia, preferì dimettersi; fu però trattenuto a causa dell'imminente guerra contro i Persiani. Alla morte di Giuliano, nonostante la sua riluttanza, fu acclamato imperatore dall'esercito (28 giugno 363).

Costretto dalle circostanze disastrose della campagna persiana e per consolidare la sua autorità, dovette accettare le condizioni di pace da Sapore, rinunciando ad alcune province. Cristiano e cattolico convinto, G. provvede subito a revocare le leggi anticristiane di Giuliano, promulgando la tolleranza per tutti; proibì soltanto i sacrifici pubblici istituiti dal predecessore. Richiamò tutti i vescovi ch'erano ancora in esilio e principalmente s. Atanasio che invitò anche ad Antiochia. Le buone disposizioni di G. spinsero le varie s. e altre a chiedergli protezione sperando di trarlo alle proprie idee. Così i macedoniani gli fecero pervenire un libello con il quale chiedevano che fossero scacciati gli anonimi; questi tentarono di far cacciare Atanasio da Alessandria, ma gli uni e gli altri furono respinti e minacciati. Durante il viaggio verso Costantinopoli assistette a Tarsio ai funerali di Giuliano, poi ad Ancira prese il consolato, ma a Dadastene, tra i confini della Galazia e della Bitinia, improvvisamente m. troncando le speranze in lui riposte.

Bibl.: Socrate, Hist. ecc., III, 22-26; Sozomeno, Hist. ecc., VI, 3-6; Teodoreo, Hist. ecc., IV, 1-4; O. Seeck, s. V. in Pauly-Wissowa, IX, coll. 2006-11; R. Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero d'Occidente, Bologna [1941], p. 153 sgr. Agostino Amore