GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO, santo. - N. a Bra nel 1786, primo di dodici fratelli. Fin da bambino rivelò un'arcana predilezione per gli ammalati. Vesti l'abito ecclesiastico nel 1802, studiò nel Seminario d'Asti, e nel 1811 fu ordinato sacerdote in Torino. Dapprima si dedicò alla cura d'anime tra i rurali; ma, desideroso di maggior cultura sacra, riprese gli studi teologici a Torino, dove nel 1816 si laureò, e nel 1818 venne nominato canonico della chiesa del Corpus Domini. Risoluto di imitare s. Vincenzo de' Paoli, nel 1827 cominciò a prodigarsi con i derelitti, i raminghi, i senza tetto e in particolare gli ammalati privi di assistenza. Oggi (1950), i quattro letti che nel genn. 1828 davano inizio all'opera, che intitolò Piccola Casa della Divina Provvidenza, sono aumentati a migliaia.
Con l'aiuto della vedova Marianna Nasi istituì le Figlie di s. Vincenzo - dette Cottolenghine - per la cura degli infermi anche a domicilio. Nel 1832, dopo una breve interruzione dovuta a mene ostili, la Piccola Casa si riapriava in località detta Valdocco dove, in un decennio, prendeva rapido sviluppo sia per il crescere dei reparti destinati ai fatui, agli epilettici, ai sordomuti, ai trovati, alle ragazze pericolanti, ai bambini rachitici, alle donne ravvedute; sia per il moltiplicarsi delle famiglie religiose interne di vita attiva e contemplativa, con le quali il Santo dotò la sua istituzione.
Infatti oltre le Figlie di s. Vincenzo o Vincenzine istituì successivamente nella Piccola Casa le comunità delle Orsoline, delle Figlie della Madonna, del Suffragio, delle Figlie della Pietà, dette Carmelitane scalze, delle Taidine e delle Figlie della Divina Pastora, a ciascuna della quali assegnò una regola particolare e uno speciale scopo da raggiungere. Accanto alle famiglie religiose femminili di azione e contemplazione, che si accrebbero dopo la sua morte, il Santo istituì anche le comunità maschili dei Fratelli di s. Vincenzo e dei Preti della S.ma Trinità oltre il reparto giovanile dei Tommasini o aspiranti al sacerdozio, sia per le sue opere che per i bisogni delle diocesi. Alla base di queste svariate imprese il C. pose la più illimitata fiducia nell'aiuto della Provvidenza, impetrato soltanto con la preghiera e senza alcuna richiesta alla generosità dei buoni. Perciò egli esortava a ignorare il numero dei ricoverati, onde «non far torto alla Provvidenza» che non scorda gli indigenti; giacché era sua massima favorita che «a chi straordinariamente confida, Dio straordinariamente provvede». Per lo stesso motivo la preghiera ufficiale e continua che per desiderio del santo risuona nella Piccola Casa è: Deo gratias! con cui da tutti e incessantemente si ringrazia la provvida bontà di Dio. Gli infelici raccolti nella Piccola Casa salirono a varie migliaia fin dai tempi del Santo. Egli morì a Chieri nel 1842; fu bestificato da Benedetto XV nel 1917, e canonizzato da Pio XI nel 1934. Festa il 29 apr.
Ecco le statistiche più recenti:
Presso gli ambulatori dell'ospedale del C. si tengono giornalmente in media 200 consultazioni. Gli ambulatori sono di medicina generale e di chirurgia generale. Inoltre funziona il reparto radiologico e di cure fisiche ed il laboratorio batteriologico. I medici che attualmente prestano la loro opera gratuita agli ammalati sono 57, dei quali il più anziano ha iniziato il servizio nel 1891. Con decreto ministeriale in data 10 giugno 1936 venne approvata l'istituzione della scuola-convitto per religiose infermiere. Dal 1938 al 1949 uscirono 325 diplomate: attualmente la scuola in tutti i corsi conta 84 allieve, tutte religiose. La scuola è completamente a carico della Piccola Casa della Divina Provvidenza. La capacità dell'ospedale è di 1818 posti-letto. Il numero dei ricoverati d'ambo i sessi, invalidi, deficienti, sordomuti, epilettici, orfani, ecc., compresi gli infermi, è di 3650. Il totale delle suore cottolenghine, addette all'assistenza degli ammalati, è di 2607; di queste 590 in Casa Madre (Cottolengo - Torino), 392 nelle 40 case filiali e 1625 sparse in tutta Italia (all'estero una sola casa a Locarno) alle dipendenze delle amministrazioni locali. Nell'ospedale torinese prestano pure servizio infermieri religiosi in numero di 50, distribuiti nei vari reparti maschil