GIUSTO DE' MENABUOI

GIUSTO de' MENABUOI. - Pittore fiorentino, detto anche « da Padova » perché lavorò prevalente-

mente in quella città, dove è documentato dal 1367 e dove m. ca. il 1391.

La critica recente, oltre a chiarire il problema della formazione di G., educatosi presso i pittori post-giotteschi del gruppo Maso-Stefano-Giottino, gli ha attribuito alcuni affreschi eseguiti in Lombardia, nell'abbazia degli Umiliati a Viboldone, di poco posteriori alla prima opera certa: la Madonna del 1363 nella collezione Schiff a Roma. I dipinti del periodo padovano comprendono: un trittico del 1367 (ora a Londra, National Gallery), gli affreschi della Cappella di S. Agostino agli Eremitani

(1370), il grandioso ciclo di affreschi, terminati del 1376, che ricoprono interamente il Battistero del Duomo, e la decorazione della cappella del b. Luca Belludi al Santo, terminata nel 1382. Tra le poche altre opere sicure, un altarolo recentemente ritrovato nell'abbazia di Montecassino.

Artista molto personale, G. si distingue per uno stile che unisce alla gravità romanica delle figure un colore reso con sottili e raffinate gradazioni, cui non sono estranei influenze della coeva pittura veneziana. Nelle opere tarde è sensibile anche l'influenza degli affreschi dell'Avanzo. - Vedi tav. LXI.

BIBL.: A. Moschetti, Menabuo, in Thieme-Becker, XXIV, pp. 379-380; R. Longhi, Fram-

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(fot. Anderson) GIUSTO di GAND, JOOS VAN WASSENHOVE, detto - Ultima Cena. Dipinto nel Palazzo Ducale di Urbino.
menti di G. da P., in Pinacathea, 1 (1928-29), pp. 137-52; S. Bettini, G. de' M. e l'arte del 300, Padova 1944; R. Longhi, Il politico di G. de' M. per suor Isotta Terzaghi, in Arte veneta, 1947, p. 79; id., L'altare apocalittico di Torcello, ecc., ibid., p. 85; L. Coletti, I primitivi, III, Novara 1947, p. 58.

Nolfo di Carpegna

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“GIUSTO DE' MENABUOI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 523. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giusto-de-menabuoi.