GIUSTO di GAND, Joos van Wassenhove, detto. — Pittore, n. fra il 1435 e il 1440 o ad Anversa o a Gand, nel 1460 veniva accolto nella Gilda di S. Luca di Anversa e il 6 ott. 1464 nella Corporazione dei pittori di Gand; altri documenti comprovano la sua presenza a Gand nel 1464 e nel 1468. Prima del 1474 Joos parte alla volta di Roma, come risulta da un
documento dell'archivio parrocchiale di S. Michele di Gand.
Il nome di G. appare per la prima volta a Urbino in un documento del 12 febbr. 1473. L'ultima sua notizia è del 25 ott. 1475: si tratta di pagamenti per la Comu- nione degli Apostoli del Palazzo ducale di Urbino. Gli evidenti punti di contatto fra quest'opera e le immagini dei Padri della Chiesa e di personaggi illustri e delle figure allegoriche delle arti liberali che decoravano lo studio del duca Federico nel Palazzo di Urbino, oggi in parte ad Urbino, in parte al Louvre, nella Galleria nazionale di Londra e nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino, confor- tano l'attribuzione di tali opere a G., anche se qui si nota mag- giore dolcezza e mo- dulazione che nella Comunione. Del resto Vespasiano da Bi- sticci, bibliotecario del duca Federico, parla, per la deco- razione dello studio, di un pittore fam- mingo espressamen- te chiamato ad Ur- bino. Probabilmen- te, tuttavia, in quelle pitture vi fu la col- laborazione di un altro artista che po- trebbe essere il ca- stigliano Pedro Ber- ruguete, collabora- zione evidente so- prattutto nelle tavole del Museo di Ber- lino. Comunque Giu- sto appartiene alla schiera dei maestri nordici che, scesi in Italia durante il sec. xv, malgrado la di- versità del loro lin- guaggio espressivo contribuiscono alla definizione di qual- che particolare aspetto del nostro Rinascimento influendo sugli artisti dell'ambiente in cui si trovarono a lavorare.
Giusso di Lione, santo. - È commemorato più volte nel *Martirologio geronimiano* da solo o con Via- tore; sembra però che il vero *dies natalis* sia il 14 ott. Esiste una *Vita* scritta verso la fine del sec. v, bene informata ed in genere attendibile, secondo la quale G. fu prima diacono di Vienne, poi vescovo di Lione. Come tale partecipò al Concilio di Valence nel 374 e a quello di Aquileia nel 381. Governò con grande zelo la diocesi, segnalandosi anche nell'esercizio delle virtù. Di ritorno da Aquileia abdicò all'episcopato e si ritirò in Egitto, vivendo sconosciuto tra i solitari nella penitenza e nella preghiera. Dopo la morte, il suo corpo fu trasferito a Lione e seppellito nella chiesa dei SS. Maccabei, che prese ben presto il suo nome, e già nel sec. v il suo sepolcro era molto fre- quentato e venerato.
Giusso di Menaburoi. - Pittore fiorentino, detto anche «da Padova» perché lavorò prevalente- mente

menti di G. da P., in Pinacotheca, I (1928-29), pp. 137-52; S. Bettini, G. de' M. e l'arte del 300, Padova 1944; R. Longhi, II palittica di G. de' M. per mor Isotta Terzaghi, in Arte veneta, 1947, p. 79
in quella città, dove è documentato dal 1367 e dove m. ca. il 1391.
La critica recente, oltre a chiarire il problema della formazione di G., educatosi presso i pittori post-giotteschi del gruppo Maso-Stefano-Giottino, gli ha attribuito alcuni affreschi eseguiti in Lombardia, nell'abbazia degli Umiliati a Viboldone, di poco posteriori alla prima opera certa: la *Madonna* del 1363 nella collezione Schiff a Roma. I dipinti del periodo padovano comprendono: un trittico del 1367 (ora a Londra, National Gallery), gli affr.schi della Cappella di S. Agostino agli Eremitani (1370), il grandioso ciclo di affreschi, ter- minati del 1376, che ricoprono intera- mente il Battistero del Duomo, e la de- corazione della cap- pella del b. Luca Belludi al Santo, ter- minata nel 1382. Tra le poche altre opere sicure, un altarolo recentemente ritro- vato nell'abbazia di Montecassino.
Artista molto per- sonale, G. si distin- gue per uno stile che unisce alla gra- vità romanica delle figure un colore reso con sottili e raffinate gradazioni, cui non sono estranei influssi della coeva pittura veneziana. Nelle o- pere tarde è sensi- bile anche l'influenza degli affreschi del- l'Avanzo. - Vedi tav. LXII.
Giusso di Tiberiade. - Patriota e storico ebreo del sec. I d. C. Della vita di G. si conosce solo quanto ne riferisce il suo avversario Flavio Giuseppe nella autobiografia. Durante l'insurrezione contro i Romani nel 66-70 G. ebbe parte importante nella di- fesa della sua città natale. In seguito all'avanzata ro- mana G. riparò Agrippa II (v.).
Condannato a morte da Vespasiano, fu punito solo con una lunga prigionia da Agrippa (Fl. Giuseppe, *Vita*, §§ 343, 410). Quindi visse presso la corte di Agripp- pa, che fu costretto a punirlo spesso, nonostante la prote- zione di Berenice (ibid., §§ 335, 356). G. visse fin verso l'a. 100 d. C., poiché la sua *Cronaca* si estendeva sino alla morte di Agrippa II (m. il 100 d. C. secondo G. di T. citato da Fozio, ma probabilmente m. già negli anni 93-94).
Lo opere di G., tutte perdute, erano: una *Storia della guerra giudaica*, Flavio Giuseppe (v.) scrisse la sua apologetica *Vita*; una *Cronaca* dei re giudei da Mosè ad Agrippa II; forse dei brevi commentari alla Bibbia, dei quali parla solo s. Girolamo (*De viris illustribus*, 14).