GLADSTONE, WILLIAM EWART. - Uomo di Stato inglese, n. il 29 dic. 1809, m. il 19 maggio 1808 a Hawarden. Figlio di un presbiteriano scozzese, ebbe fin da fanciullo vivissimo il sentimento religioso, rafforzato in lui durante gli anni di studio ad Eton e ad Oxford. Entrò nella vita politica e fu eletto deputato del Partito conservatore nel 1833, iniziando in tal modo una brillante carriera.
Segretario di Stato alle colonie nel gabinetto Peel, cancelliere dello scacchiere dal 1852 al 1855, abbandonò nel 1859 i conservatori ed entrò nel Partito liberale. Presidente del Consiglio dei ministri quattro volte (dal 1868 al 1874; dal 1880 al 1885; nel 1886; e dal 1892 al 1894), attuò varie riforme. Si interessò molto dei rapporti tra Stato e Chiesa (nel 1838 pubblicò l'opera The State in its relation to the Church dove questa veniva subordinata alla pubblica autorità) e della questione romana, e, sebbene fosse personalmente convinto della necessità di abolire il potere
temporale del papa, era ben conscio dell'importanza morale del papato, sostenendo inoltre una politica di aperta tolleranza verso i cattolici. Perciò nel 1851 si oppose in Parlamento al progetto di legge «Sui titoli ecclesiastici», presentato in risposta al nuovo ordinamento delle circoscrizioni diocesane compiuto da Pio IX, perché tale progetto era da lui considerato contraii al principio della libertà religiosa, e ne ottenne l'abrogazione venti anni dopo, quando fu al potere.
Nel 1865 espose al p. Tosti le sue idee sulla soluzione della questione romana, sforzandosi di trovare un compromesso tra le esigenze del sentimento nazionale ed unitario italiano e la dignità del Capo visibile della Chiesa: «assicurando a questa libertà ed indipendenza pienissima ed assolutissima ed insieme entrate conformi alla dignità della Sede di Roma. Sempre sotto quelle garanzie, il re d'Italia sarebbe anche lui con indipendenza piena e perpetua, il vicario, per sempre ed irrevocabilmente di tutti quegli Stati che furono, o che sono papali, caricandosi di tutti gli affari secolari, finanziari, municipali; con patto però che nessun Governo, oltre il municipio e gli uffici amministrativi necessari, abbia la facoltà di «locarsi» in Roma senza il consenso del papa, vale a dire che Firenze resterebbe la capitale civile».
Il G. si interessò molto per risollevare le condizioni economiche dell'Irlanda e si adoperò per ottenere all'isola l'autonomia (home rule). Fu durante un soggiorno a Napoli che egli conobbe e denunziò al pubblico le condizioni dei prigionieri politici sotto Ferdinando II (1851) per creare contro il Re una corrente sfavorevole in Europa. Larga eco c'ebbero pure le sue vibranti proteste.