GLI ARNALDISTI

GLI ARNALDISTI. - Così furono chiamati quei seguaci di A. che nella seconda metà del sec. XII costituirono in Lombardia una particolare setta eretica; sono condannati nominalmente nella costituzione Ad abolendam di Lucio III e Federico I Barbarossa (Verona 1184). A. considerava prevaricatore ed esautorato il clero che non conducesse vita povera, senza possessioni, senza fasto; i suoi discepoli vivevano di mendicità; non è provato che insegnasse errori circa il Battesimo dei bambini e l'Eucaristia. Gli arnaldisti considerano fondamento dell' «ordo» sacerdotale e della gerarchia le virtù evangeliche; rifiutano i Sacramenti, come inefficaci, perché amministrati da sacerdoti che essi ritengono indegni; insegnano che è doveroso resistere all'esercizio abusivo da parte

della Chiesa della potestà giudiziaria e coercitiva, e che la vita austera e povera dà ai laici il diritto di predicare senza l'approvazione ecclesiastica. Essi spinsero il loro pauperismo evangelico a posizioni dottrinali eterodosse; per il carattere antierarchico e antisacerdotale della loro predicazione influirono sull'evoluzione ereticale dei valdesi (v.) umiliati (v.). Nel sec. XIII sono menzionati nelle liste di condanna delle varie sétte; ma non perduarono come gruppo distinto; i loro errori diventarono il fermento di altre correnti ereticali.

Bibl.: A. De Stefano, *Riformatori ed eretici del medioevo*, Palermo 1938, pp. 109-24; Ilario da Milano, *La Manifestazione di haeresi catarruti quam fecit Bonacursus*, in *Aevum*, 12 (1938), pp. 301-324; id., *L'eresia di Ugo Speroni*, Città del Vaticano 1945, pp. 444-52.