GODESCALCO D'ORBAIS

GODESCALCO d'ORBAIS. - Protagonista della controversia predestinaziana al sec. IX, n. in Sassonia verso l'1811, m. tra l'1867 e l'1870 e forse qualche anno dopo. Giovanissimo, entrò come oblato nel monastero di Fulda, ove compì i primi studi sotto la guida di Rabano Mauro: studi che completò a Reichenau, dove strinse amicizia con Walafrido Strabone, suo condiscepolo. Ritornato a Fulda, cercò invano di ottenere da Rabano, divenuto nel frattempo abate, di essere dispensato dai voti religiosi. Il Sinodo di Magenza dell'829 gliene riconobbe il diritto, ma tale sentenza rimase senza effetto duraturo: G. dovette restar monaco. Abbandonata quindi la Germania si recò in Francia, prese parte a Corbia alle lezioni di Ratramno, dimorò per un certo periodo di tempo nei dintorni di Reims, probabilmente a Hautvillers, e in ultimo entrò a far parte della comunità di Orbais (diocesi di Soissons). Tra l'1835 e l'1840 fu ordinato sacerdote, ma in condizioni irregolari. Poco dopo si recò nell'Italia settentrionale, ed ivi si mise ad insegnare al popolo la doppia predestinazione. Nell'a. 1845-46 fu ospite di Eberardo, conte del Friuli, ma per intervento di Rabano fu cacciato da quella regione.

Si trasferì allora in Dalmazia e si diede ad evangelizzare la Pannonia e il Norico, spingendosi fino in terra bulgara. Nell'1848 tornò di nuovo improvvisamente in Germania. Cercò di scolparsi dinanzi al Sinodo di Magenza presieduto dall'arcivescovo Rabano, ma fu condannato e inviato al suo metropolitano, Incmario di Reims, perché decidesse sulla sua sorte. Incmario convocò un'assemblea di vescovi nel Palazzo reale di Quierzy, verso i primi dell'1849. Avendo G. sostenuto le sue idee con ostinazione, fu dichiarato eretico ed incorreggibile, degradato dal sacerdozio, sottoposto a flagellazione e condannato alla segregazione perpetua. Fu posto difatti sotto la sorveglianza di Ilduino, abate di Hautvillers: e fu proprio in questo monastero che finì i suoi giorni. Tale reclusione non gli impedì tuttavia di prendere parte attiva, sebbene in maniera clandestina, alla controversia sulla predestinazione che egli aveva suscitato. Si occupò pure di altre

questioni teologiche, in particolar modo della Trina Deitas e dell'Eucaristia. Sperò fino all'ultimo di veder trionfare le sue idee e solleciti a questo scopo l'attenzione del papa Niccolò I: nulla si sa sull'esito di questi passi. G. morì impenitente.

Copiosa fu la produzione letteraria di G.: poesie, lettere, opuscoli, trattati sotto forma di libelli (schedule), opuscoli grammaticali; di tutta questa produzione però non rimane che una piccolissima parte. Le opere in prosa si trovano riunite nell'edizione curata da C. Lambot, Oeuvres théologiques et grammaticales de Godescalc d'Orbais ([Spicilegium sacrum Lovaniense], Lovanio 1945). Ivi sono contenuti, in primo luogo, 26 frammenti di scritti diversi e un opuscolo De Trina Ditate, riportato da Incarnato nella confutazione che ne fece, più una lettera e due professioni di fede (Confessio minor et prolixior); vi sono, inoltre, gli opuscoli teologici scoperti da G. Morin nel ms. Berna 584, riguardanti argomenti vari: predestinazione, libero arbitrio, Trina Deitas, Eucaristia ecc., intramezzati da florilegi biblici e patristici; vengono riportati infine due opuscoli di grammatica conservati nel ms. Berna 584. La maggior parte di queste opere fu redatta da G. durante la prigionia di Hautvilliers. I frammenti dei versi sono stati pubblicati in edizione critica in MGH, Poetae Latini Medii Aevi, Poetae Latini aevi Carolini; III, ed. L. Traube, Bérlino 1896, pp. 724-38; IV, ed. K. Strecker, ivi 1923, pp. 934-36. N. Fickermann sta attualmente preparando dei supplementi che verranno inseriti nella stessa edizione.

G. sostiene esservi una duplice positiva predestinazione, quella dei buoni alla Grazia e alla salvezza eterna, quella dei malvagli al fuoco eterno, non però al peccato. A sostegno di tale tesi, egli adduce, oltre l'autorità di s. Agostino, l'argomento della immutabilità di Dio che dev'essere ad ogni costo salvata. Per quanto riguarda la Trinità, difende contro Incarnato l'ortodossia della formola Trina Deitas, che è, a suo avviso, assolutamente necessaria per esprimere nello stesso tempo l'unità della natura divina e la trinità delle persone. Relativamente all'Eucaristia, afferma la presenza reale, pur negando l'identità totale e assoluta tra il Corpo eucaristico e il corpo storico di Gesù Cristo.

Bibl.: V. Borrasch, Der Mönch Gottschalk von Orbai, Thorm 1868; L. Traube, Prospetto biografico e bibliografia antica, in MGH, Poetae Latini aevi Carolini, III, 1, Berlino 1886, pp. 707-20; A. Freystedt, Studien zu Gottschalkes Leben und Lehre, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 18 (1897), pp. 1-12, 161-52, 529-45; id., 8, in Realeencykl. für protest. Theol. u. Kirche, VII, pp. 39-41; G. L. Peruggi, Gottschalk, Roma 1911; E. Rosa, Il monaco G. e la controvversia predestinazione, in Civ. Catt., 1911, IV, pp. 188-201; G. M. M. Gottschalk, G. Gottschalk, in Civ. Catt., 1911, IV, pp. 188-201; G. M. M. Gottschalk et al., in Civ. Catt., 1911, IV, pp. 188-201; G. M. M. Gottschalk, G. Gottschalk, in Civ. Catt., 1911, IV, pp. 188-201; G. M. M. Gottschalk, in Civ. Catt., 1911, IV, pp. 188-201; G. M. M.