
Goethe, Johann Wolfgang von - Ritratto dal vero eseguito dalla Signora Charlotte von Stein (ca. 1780).
conte di Boulogne e di Ida sorella di Goffredo III, duca della Bassa Lorena. Alla morte dello zio nel 1076 ebbe la contea di Verdun e la marca di Anversa: nel 1089, il ducato. Come vassallo imperiale aveva combattuto al seguito di Enrico IV contro Rodolfo di Svezia e poi in Italia nelle lotte contro Gregorio VII e la contessa Matilde.
Quando e perché abbia fatto voto di partecipare alla Crociata, non è noto. È leggenda che fosse già stato pellegrino in Terra Santa prima della prima Crociata. Parti per l'Oriente nell'estate del 1096 con i fratelli Eustachio, Baldovino ed altri parenti. Intendeva di raggiungere Costantinopoli, ritrovo dei Crociati, per la via di terra, seguendo il Danubio ed attraversando i Balcani. Trovo gravi difficoltà per entrare in Ungheria, dove i saccheggi delle colonne di Pier l'Eremita avevano irritato le popolazioni. G. dovette dare ostaggi. Anche a Costantinopoli i Crociati renan di estrarono malumore per il rifiuto dei capi di aderire alle richieste dell'imperatore Alessio Comneno di impegnarsi con giuramento alla fedeltà ed alla restituzione dei territori che si togliessero ai Turchi. Il contrasto degenerò in un conflitto armato, sulla cui entità e durata le fonti sono contraddittorie: G. finì per sottomettersi alle imposizioni bizantine.
G. passò in Asia nel maggio 1097 e partecipò all'assedio di Nicea e poi a quello di Antiochia, ma in posizione di inferiorità rispetto agli altri principi crociati francesi. Solo nell'estate del 1098, dopo che il fratello Baldovino era diventato conte di Edessa, nel conflitto tra Boemondo d'Altavilla e Raimondo di Tolosa, il duca di Lorena acquistò maggiore influsso e partecipò al gruppo dei principi che doveva giudicare della vertenza. Il conte di St-Gilles anche a lui fece proposta di assoldarlo per denaro: G. rifiutò. Nella dissoluzione delle forze crociate, G. rimase con il conte di Fiandra ed insieme partirono da Antiochia il 1100. 1098 con l'intenzione di assediare Gibellotto. Poi accorsero ad Irka in aiuto del conte di St-Gilles. Caduto definitivamente per la questione della S. Lancia il prestigio di Raimondo, ed essendo lontano Boemondo, il duca di Lorena passò ora in prima linea. Egli assoldò Tancredi e diresse la marcia su Gerusalemme. Alla presa della Città Santa, il 15 luglio 1099, G. partecipò energicamente, attaccando alla porta di Giaffa. Dopo la conquista, contro Raimondo di St-Gilles che era osteggiato dai principi, G. venne sostenuto dal duca di Normandia e dal conte di Fiandra nella questione del governo. G. acconsentì a rimanere in Terra Santa e ad assumere il governo di Gerusalemme, però non con il titolo di re ma soltanto di «Avvocato del S. Sepolcro». Solo da questo momento G. diventò la figura dominante del movimento crociato ed il rappresentante della cristianità europea. Seguendo il duca di Lorena nella sua attività di crociato si può in lui riscontrare una certa ponderatezza pacata ed assennata, una certa fedeltà al programma della spedizione che lo differenziava da quasi tutti gli altri principi avidi di acquistare. A torto la critica moderna lo ha qualificato mediocre; la tradizione posteriore, immediatamente in lui addirittura la stessa Crociata, lo ha sentito forse più della critica. Egli aveva conoscenza di tutto il peso dell'ufficio; certo non aveva ambizione di crearsi un regno e sentiva l'importanza degli impegni assunti verso l'Imperatore bizantino. Fu costretto ad accettare il governo perché occorreva eliminare l'irrequieto e forse poco capace conte di Provenza.
Subito dopo l'occupazione di Gerusalemme, G. dovette parare un attacco degli Egiziani: la battaglia vittoriosa di Ascalona assicurò il possesso della Città Santa e consacrò il prestigio dell'«Avvocato del S. Sepolcro» (12 ag. 1099). Ma pochi mesi dopo, la comparsa del delegato apostolico Daimberto de' Lanfranchi, arcivescovo di Pisa, mise in dubbio la posizione di G. Daimberto costrinse G. ad eliminare Arnolfo di Rohes che si era fatto eleggere patriarca e si installò egli stesso come patriarca ierosolimitan. Deciso partigiano delle idee teocratiche gregoriane, costrinse G. e Boemondo a riconoscersi suoi vassalli ed a ricevere da lui l'investitura:

29. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - VI.
Gundar, quorum corda 1467. 8. 1560. piti defunctorum, ut feris filiis fuit mandarum, ferofolymis fepdita funt: nam parare tria praedica Sepedam ha fuit Monte Calarri alud non inventur, vide Chronism Hollandis divifient 29. 5. 4. 8. divif. 22. 23. Eura Sacellum Adar 6 non longe, in parte aquilonari justa murum corporis Fedeffit e reione Pitera Unx tioni Domini (62) funt 4 alio fepulchra ordinata dipfissa Gracorum edio, ut fupra dixi fracta 6 demolita; cum illud, quod Maufolpe Re furcctionis Chrifli vicinius, cartesip pulchrius fuf, adhuc quodam modo reperitatur interpum, idem hic volui delimitare: