GOG e MAGOG. - Simbolo dei nemici d'Israel (Ez. 38-39) e della Chiesa (Apoc. 20, 7-10). Nei testi cuneiformi, G., nome di una divinità (gaga, gugu: Enūma elīš, III, ecc.), diviene nome di una regione (māšā ga-ga-ia: J. A. Knudtzon, Die El-Amarna-Tafeln, I, Lipsia 1907, linn. 37-39) e quindi di persona (gūgu: cilindro B. IV, 2 di Assurbanipal, ecc.). In I Par. 5, 4 G. è un discendente di Ruben;
mentre M. in Gen. 10, 2 è una popolazione del nord, fra i discendenti di Iapheth. L’accoppiamento G. e M. è proprio di Ezechielle : M. è il regno del simbolico G., il quale impersona i vari capi che in un lontano futuro (38, 8.16; cf. 39, 11) muoveranno contro la teocrazia rinata dopo l’esilio, in un supremo tentativo di annientamento (profezia realizzatasi con Antioco IV Epifane ed i suoi successori).
Pertanto ogni tentativo di identificazione con questo o quel re del passato (Gige [ass. gugu] : Frd. Delitzsch, E. Meyer; o Gägi, capo degli Sciti : Giuseppe Flavio, G. Girolamo, gli antichi, F. Lenormant, ecc.) si rivela arbitrario ed errato. È solo possibile che l’impressione lasciata dall’invasione scita (632-622 a. C.), la quale lambì la Palestina (Erodoto, I, 104 sgg.), abbia influito sulla concezione di Ezechielle per alcuni particolari (38, 9.15; 39, 3). Si. Giovanni ha scelto i due nomi G. e M. da Ezechielle, ma senza alcun rapporto con la storia e la geografia; ne ha fatto l’emblema di tutte le forze bestiali in perpetua lotta contro il regno di Dio, nella sua fase terrestre.