GOFFREDO da VITERBO. - Cronista, n. a Viterbo ca. il 1120, forse di famiglia sassone, fu da Lotario condotto nel 1133 in Germania, ove, nella scuola di Bamberga, ebbe una buona preparazione culturale. Fatto cappellano e notai nella corte di Corrado III, servi fedelmente lui e i successori Federico I ed Enrico VI, associato spesso nelle loro spedizioni: egli dice d'essere stato due volte in Sicilia, tre in Provenza, una in Spagna, spesso in Francia, e di aver fatto per quaranta volte il viaggio dalla Germania a Roma. Ebbe anche svariate incombenze diplomatiche.
Dei suoi scritti storici, in gran parte poetici, ne dedicò alcuni al giovane Enrico VI, di cui fu precettore e al quale forse sopravvisse. Scrisse uno Speculum regum (1180) in versi, che abbraccia la storia dal diluvio a Pipino; Gesta Friderici, pure in versi (1181), assorbito poi nella Memoria saeculorum (ca. 1185), parte metrica e parte in prosa. L'opera maggiore è il Pantheon, modellata in gran parte sulla cronaca di Ottone di Frisinga. Il valore storico delle narrazioni di eventi di cui non fu testimonio è assai scarso, mentre non è trascurabile il valore letterario.