GOLIARDI. - Nome dato a quei « clerici » che nei secc. XII-XIII, attratti verso le sedi universitarie dalla fama di questo o quel maestro, giravano di città in città associandosi spesso alle orgie chiassose degli studenti, ad onta del loro stato ecclesiastico.
L'etimologia del nome è incerta : secondo alcuni si ricollega a Galia, appellativo attribuito simbolicamente ad uno o più di tali chierici (lo stesso Abelardo fu così chiamato dai nemici), divenuto in seguito il prototipo di una numerosa schiera; secondo altri a gula, per significare la tendenza alla crapula in questi individui. La seconda spiegazione appare in linea assoluta meno probabile della prima, ma non è escluso che una falsa etimologia abbia contribuito a fissare definitivamente l'uso del nome. I g. sono stati spesso identificati con i clerici vagantes della tradizione medievale, tardi epigoni - in ambiente diverso - dei circumcelliones di cui parla s. Agostino (Euarr. in Ps. 132, 3) e dei monaci girovaghi (semper vagi et numquam stabiles et propriis voluntatibus et gulae inlecebris servientes) cui eccenna la Regola benedettina (cap. 1) e su cui si sofferma ampiamente la Regula Magistri; in realtà essi ne costituiscono una categoria particolare: spiriti irrequieti che hanno dilapidato la propria prebenda o ne sono stati privati per provvedimento disciplinare, colpiti per la loro condotta da numerose deliberazioni conciliari e a volte anche per disposizione diretta del pontefice, i g. vivono con la protezione di questo o quel signore compiaciuto dei loro lazzi o cercando ospitalità presso studenti e professori, come giullari eruditi di un mondo che discende spiritualmente delle corti feudali e prelude all'ambiente del Decamerone boccaccesco.
Ad essi è attribuita la paternità di un nucleo di componimenti poetici in latino, di carattere giocoso e licenzioso sia nel tema che nell'espressione, tramandati in una serie numerosa di codici, ognuno dei quali ne conserva una silloge più o meno estesa (la più ampia è quella dei cosiddetti Carmina Bu-
rana, cod. Clm. 4660 della Biblioteca di Stato di Monaco). La poesia goliardica ha origine in suolo francese, si diffonde in Inghilterra e in Germania, e giunge poi anche in Italia, dove però non ha una vita così rigogliosa come nei paesi d'oltralpe. È poesia ritmica, spesso anche in rima, e tratta, non senza monotonia, alcuni argomenti convenzionali (indegnità dell'alto clero, ingordigia della Curia romana, decadenza della società, voluttà del vino e dell'amore), in forma ora satirica ora parodica, pervasa sempre di un'accesa sensualità, raramente illuminata da un fremito di commozione.
Non mancano i precedenti, soprattutto nell'età merovingica (i cosiddetti Joca monachorum, la Cena Cypriani, il Banchetto e i canti amorosi del Canzoniere di Cambridge), ma nella poesia goliardica è più evidente l'influsso di scuola, l'origine erudita che si manifesta nell'eleganza del latino, nelle reminiscenze virgiliane e più ancora ovidiane, il substrato dottrinale che non riescono a nascondere né le scarse movenze popolari né l'uso promiscuo, in componimenti essenzialmente latini, di versi in tedesco o in francese d'oil. Soprattutto, poi, c'è qui in più un tono di ribellione, un atteggiamento da « scapigliatura », una spregiudicatezza cosciente che pone a nudo un lato assai interessante di quella società di cui la letteratura mistica e la poesia cortese ci rivelano altri aspetti. La critica moderna è riuscita a dare contorni storici ad alcuni autori di questi componimenti : Ugo d'Orléans, noto come « il Primate », fiorito verso la metà del sec. XII; il cosiddetto « Archipoeta », originario della Renania, vissuto tra il 1130 e il 1180 ca. : Serlon di Wilton, inglese, abate nel 1173; Gualtiero di Lille, che tocca le soglie del sec. XIII; Filippo « cancellarius » di Notre-Dame, che occupò tale carica fra il 1217 e il 1219, e altri minori, fra cui l'italiano Morando da Padova. Ma la maggior parte rimangono rotte i veli dell'anonimo, così come restano ancora insoluti vari problemi connessi con la poesia goliardica : fra gli altri se tutti i g. furono autori di versi o soltanto menestrelli di questo genere poetico, e se effettivamente lo stato ecclesiastico fu comune a tutti i g. (clericus fu usato a volta nel medioevo come semplice sinonimo di « dotto », « istruito »).
La critica romantica nutri per la poesia goliardica uno spiegabile ma infondato entusiasmo : in realtà essa ha un valore soprattutto documentario; mentre dal lato poetico non ci dona che qualche sprazzo di luce in un buio groviglio di velenosa acrimonia e di bassa sensualità.