GRAPHIA AUREAE URBIS

GRAPHIA AUREAE URBIS. - Dall'unico manoscritto che l'ha tramandata (Laurenziano LXXXIX, inf. 41, sec. XIII), sembra, piuttosto che opera organica, una giustapposizione di testi differenti per autore ed età.

In una prima parte, a carattere storico, trovano luogo le origini favolose di Roma, da un presunto arrivo di Noè in Italia alla fondazione dell'Urbe: questo inquadramento, mentre indulge all'andazzo del tempo, è qui in parte giustificato dalla preordinazione divina della città eletta alla egemonia del mondo, prima attraverso una potenza militare irresistibile, poi mediante un primato spirituale. Su questo sfondo trova posto il testo dei Mirabilia, con aggiornamenti quasi trascurabili; ma con una più razionale disposizione dell'elemento leggendario, logicamente ravvicinato al momento sul quale s'era abbarbicato come edera tenace. Questa nuova disposizione delle parti dei Mirabilia è frutto di una collaborazione anonima, intesa a rendere l'opuscolo sempre meglio rispondente ai fini di una guida per i visitatori dell'Urbe.

Da questa descrizione interna si passa ex abrupto ad una terza parte costituita da un curioso documento, anch'esso privo di unità organica, che lo Schramm intitolò Libellus de caerimoniis aulae imperatoris. Si inizia

questo con un rifacimento di una più antica lista di sette giudici, rappresentanti dell'alta burocrazia del palazzo imperiale. Si riscontrano grossolani errori di etimologie da parte di un erudito poco esperto di greco, e solo un fuggevole richiamo alla realtà apre uno spiraglio alla cronologia del documento: comes autem Caesariani Palatii dictator Tusculanensis est. E un comes sacri Lateranensis Palatii fu appunto un Alberico di Tuscolo tra il 1026-28, ma, inavvertitamente, si passa dal palazzo imperiale al patriarchio Lateranense.

Alle stesse confusioni e incongruenze è informato il cerimoniale che segue nel documento, il che lascia adito alla supposizione che l'autore della lista sia lo stesso del ce-

rimoniale. In questo nessuna parte è riservata al clero, e la persona dell'imperatore è più vicina a un Cesare o ad un Ottaviano, che non ad un Costantino, nella figura del quale sembrano confluire le tradizioni antico-testamentarie, cristiane e romane.

Anche nelle tre formole che chiudono questo strano documento (nomina di un patrizio, di un giudice, di un cittadino) è sempre immanente il riflesso dell'idea imperiale romana, in una atmosfera di credenti o di illusi nella reviviscenza di una tradizione ancora efficiente e operante, se richiamata in vita da una potente personalità. Si è nel clima storico della renovatio.

BIBL.: S. Keller, Untersuchungen über die Indices sacri Palatii Lateranensis, II, Das sogenannte «Verzeichnis der römischen Richter vom Jahre 1000», in Deutsche Zeitschrift für Kirchenrecht, 3ª serie, 10 (1901), pp. 194-96; id., Die sieben römischen Pfalzrichter im byzantinischen Zeitalter (Kirchenrechtliche Abhandlungen, a cura di U. Stutz, 12), Stoccarda 1904; K. Schramm, Kaiser, Rom und Renovatio, I, Lipsia 1929, p. 190 sgg.; II, ivi 1930, p. 68 sgg.; E. Eichmann, Der sogen. Salische Kaiserorde, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung f. Rechtsgeschichte, Kanonist, Abteilung, 27 (1938), pp. 1-26; R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topograf. della città di Roma, III, Roma 1946, p. 67 sgg.

Roberto Valentini

Cite this article

“GRAPHIA AUREAE URBIS.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 610. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/graphia-aureae-urbis.