GRIMANI, GIOVANNI, patriarca d'AQUILEIA. - N. a Venezia verso il 1500 da Girolamo e da Elena Priuli; fu nipote del card. Domenico e fratello del card. Marino; ebbe il vescovato di Ceneda il 28 marzo 1520, ed il patriarcato di Aquileia il 23 genn. 1545 per cessione del fratello Marino, ma ne ebbe il possesso solo alla morte di lui (28 sett. 1546).
Governò la diocesi per mezzo di vicari, non avendovi mai fatto residenza. Causa i suoi contatti a Venezia con personaggi accusati d'eresia fu sospettato di idee poco ortodosse, particolarmente dopo il 1549, quando scrisse una lettera al suo vicario in materia della Grazia e della Predestinazione per cui dovette scusarsi presso Giulio III. Questo gli fu di impedimento per ottenere il cardinalato tanto bramato; perciò sollecitò un nuovo esame sotto Pio IV (1561); ma il responso dell'Inquisizione si presentava sfavorevole, per cui egli portò il caso al Concilio di Trento, che riconobbe la sua ortodossia (17 sett. 1563). Però non poté avere il cappello e nemmeno il pallio quale metropolita. Il G. fu raccoglitore di medaglie e di antichità, protettore di artisti, costruì a Venezia un palazzo e la facciata di S. Francesco della Vigna. M. a Venezia il 3 ott. 1593.