GUERCINO, GIOVAN FRANCESCO BARBIERI, DETTO IL

GUERCINO, GIOVAN FRANCESCO BARBIERI, detto il. - Pittore, n. a Cento l'8 febbr. 1591, m. a Bologna il 22 dic. 1666; venne detto il G. per la perdita dell'occhio destro, subita in tenerissima età. Cresciuto ed affermatosi nell'ambiente bolognese, fu il più robusto e dotato fra i maestri di quella scuola ed uno degli esponenti maggiori della pittura secentesca nella penisola. Suo maestro nell'adolescenza

le basi della riforma del cento gregoriano di cui Solesmes divenne il centro propulsore. Alla liturgia G. dedicò i suoi primi saggi: Considérations sur la liturgie catholique (3 articoli in Le mémorial catholique [1830], ripubblicati nei Mélanges de liturgie, d'histoire et de théologie, Solesmes 1887); De la prière pour le roi, 2 articoli in l'Avenir (ott. 1830, ripubblicati nei Mélanges, cit.); Les institutions liturgiques (3 voll., Parigi 1840-42, 51); L'année liturgique (9 voll., Le

fu Benedetto Gennari seniore, modesto seguace dei Carracci; ma sui vent'anni, stabilitosi a Bologna, fu attratto dalle opere di costoro, specie di Ludovico.

Appartengono al periodo 1615-17 alcune sue decorazioni murali, eseguite nella casa Pannini di Cento e ora presso il marchese Del Turco a Bologna; in esse si rivelano sorprendenti qualità di realismo paesistico e rusticano, ma solo nel 1620 l'artista inizia la sua più felice e caratteristica maniera con l'originale S. Guglielmo d'Aquitania (Pinacoteca di Bologna), ricco di partiti chiaroscurali mossi e vellulati e di calde tonalità avorio e brune. Negli anni successivi egli è a Roma, dove assorbe le idealità classiciste diffuse in quell'ambiente, ma traendo anche partito dai modi post-caravaggeschi. Più che la monumentale, ma un po' forzata tela del Seppellimento di s. Petronilla (1621) nella Galleria Capitolina, risulta memorabile la decorazione fantasiosamente romantica dell'Aurora, affrescata nel casino di Villa Ludovisi e in cui si risentono echi del Dossi. Ritornato a Cento nel 1623, vi rimase fino al 1646, ma nel 1620 era a Piacenza per affrescare la cupola di quel Duomo. Durante il secondo periodo centese egli produsse con infaticabile vena opere d'ogni soggetto, ma non sempre persuasive, specie le tele di vaste dimensioni. Uno dei suoi capolavori di quel periodo è il S. Bruno ai piedi della Vergine (Pinacoteca di Ferrara), dalla straordinaria potenza plastica e luministica, che quasi ricorda gli Spagnuoli, anche nei tipi. Trasferitosi a Bologna nel 1642, si mise a percorrere la strada già battuta dal Reni, smarrendo le native qualità di forma e di contenuto icastico. Di lui è rimasto anche un ingente numero di disegni e schizzi, a matita, a sanguigna e a penna, fra i quali si annoverano autentici gioielli di immediatezza espressiva. Dei suoi allievi, oltre i nipoti Gennari, merita menzione particolare il fratello Paolo Antonio (n. a Cento nel 1603 e m. a Bologna nel 1649), ottimo autore di nature morte. - Vedi tav. LXXXVII.

BIBL.: C. Malvasia, Felvina pittrice, II, Bologna 1841, p. 257 seg.; A. Bolognini Amorini, Vita di F. B. detto il G., Roma 1915; M. Marangoni, Il G., Firenze 1920; id., Il vero G., in Dedalo, 1 (1920-21), pp. 21-40 e 133-42; R. Buscaroli, Il gusto paesistico del G., in Il comune di Bologna, 3 (1933), pp. 41-50; M. Praz, G. e il classicismo del '600, in La rassegna d'Italia, 4 (1949), pp. 535-40. Alberto Neppi
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“GUERCINO, GIOVAN FRANCESCO BARBIERI, DETTO IL.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 734. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/guercino-giovan-francesco-barbieri-detto-il.