GUGLIELMO d'ALVERNIA. - Teologo e filosofo medievale, n. ad Aurillac dopo il 1180, m. a Parigi nel 1249. Fu maestro di teologia nell'Università di Parigi e dal 1228 vescovo di questa città.
La sua opera principale è il Magisterium divinale (1223-40) diviso in sette parti: De Trinitate, De universo, De anima, Cur Deus homo, De fide et legibus, De Sacramentis, De virtutibus.
Appartiene, con Guglielmo d'Auxerre e Filippo il Cancelliere, a quel gruppo di teologi che, dopo le condanne del 1210 e del 1215, si trovarono a dover affrontare Aristotele per correggerlo e combatterlo nelle tesi incompatibili con il cristianesimo, ma intanto lo studiarono ed operarono una prima assimilazione dell'aristotelismo da parte della teologia cattolica (F. Steenberghen). Di questo gruppo G. d'A. è la personalità filosofica più notevole. Sentì fortemente l'influenza di Avicenna, ma non si lasciò dominare da lui (Mansovo, I, p. 205). Dimostra l'esistenza di Dio come bene ed ente per essenza, ragion d'essere di tutti i beni e gli enti per partecipazione (in cui si distinguono essenza ed essere), e fa uso anche dell'argomento del moto (ibid., p. 262). A differenza di Guglielmo d'Auxerre, Filippo il Cancelliere e Alessandro
di Hales, secondo i quali il concetto che meglio fa conoscere la natura di Dio è quello di summum bonum. G. vede nel concetto di «ente per essenza» quello che meglio caratterizza Dio. Contro Avicenna, G. afferma vigorosamente che Dio ha creato liberamente il mondo e che il mondo è cominciato. Nella sua concezione volontaristica della creazione (opposta al naturalismo di Avicenna), trova un appoggio in Averebro, che ritiene cristiano ed apprezza altamente. Concepisce l'anima umana come forma del corpo, spirituale e immortale, ma non come forma unica dell'uomo. Non ammette la distinzione fra intelletto agente e intelletto possibile: non c'è né un intelletto agente separato, alla maniera di Avicenna, né un intelletto agente facoltà dell'anima, perché, secondo G., non c'è distinzione fra l'anima e le sue facoltà.
Secondo il Gilson (dissente Masnovo), G. è un tipico rappresentante dell'agostinismo avicennizzante. La teoria dell'Alverniate sulla conoscenza dei principi primi e del nesso causale, che richiedebbe un habitus o mos infuso da Dio, fa pensare, secondo il Masnovo, a quella di D. Hume.