In quest’opera le varie scene, ove sono presentate figure che indossano panni a pieghe parallele sottili e ravvicinate, sapientemente pausate su di un fondo ornato a motivi decorativi, in una chiara visione spaziale, tendono ad effetti pittorici di contrasti di luci. Lo scultore mostra rapporti con l’arte lombarda (per cui si è supposta appunto lombarda la sua origine), con l’arte bizantina, con quella provenzale (scultore nelle facciate di St-Gilles e di St-Trophime), nonché richiami a quello stile pittorico che si ritrova anche nei sarcofagi romani del sec. IV. L’opera sua viene riecheggiata in quella di molti seguaci, come Graumonte e Biduino, per tacere dei numerosi anonimi che hanno lasciato opere nella regione.
GUGLIELMO DA PISA
BIBL.: P. Toscana, s. V. ENOCH. Ital., XVIII, pp. 216-17; G. Nicco Fasola, Scultura romanica alla mostra di Pisa, in Belle arti, 1946, p. 88 seg.