GUGLIELMO di CHAMPEAUX. - Filosofo, n. nel 1070 a., m. vescovo di Châlons sur Marne nel 1211. Ebbe maestri Manegoldo di Lautenbach a
Parigi, poi Anselmo di Laon, in fine Roscellino a Compiègne. Insegno prima alla scuola della cattedrale di Parigi e poi a S. Vittore.
Da Roscellino G. di C. fu messo a contatto con la questione degli universali. Roscellino era nominalista; di lui in particolare scrive Giovanni di Salisbury nel Polycratius, VII, 12 (ed. C. I. Webb, II, p. 142): «Fuerunt qui voces ipsas genera dicerent esse et species, sed eorum iam explosa sententia est et fere cum auctore suo evanuit». Il nominalismo aveva condotto Roscellino a pensare la S.ma Trinità come tre dei. G. di C. vi oppose il suo realismo e si trovò anch'egli nella necessità di conciliare la propria teoria filosofica con il mistero della S.ma Trinità, come appare da un passo significativo delle Sentenze: «Vides has duas voces unum scilicet et idem duo bus accipi modis, secundum indifferentiam et secundum identitatem eiusdem prorsus essentiae: secundum indifferentiam, ut Petrum et Paulum idem dicimus esse in hoc quod sunt homines: quantum enim ad humanitatem pertinet sicut iste est rationalis et ille, et sicut iste mortalis et ille. Sed si veritatem conferit volumus, non est eadem utriusque humanitas sed similis quum sint homines. Sed hic modus unius ad naturam divinitatis non est referendus» (Guillelmi Campellensis Sententiae vel Quaestiones XLVII, in G. Lefèvre, Les variations de G. et de la question des universaux, Lilla 1898, pp. 14 e 25). In questo testo sono accennati due momenti del pensiero o piuttosto della espressione del pensiero di G. di C. Il primo momento, quello della identità essenziale, fu abbandonato da G. di C. sotto la pressione del suo scolaro Abelardo, il quale pretendeva di vederci anche una professione di panteismo: «Erat autem (G. di C.) in senentia de communitate universalium, ut eamdem essentia, taliter rem totam simul singulis suis inesse adstrueret individuis, quorum quidem nulla esset in essentia diversitas sed sola multitudine accidentium varietas» (Historia calamitatum, cap. 2: PL 178, 119). Le ultime parole del passo citato fanno capire che il realismo di G. di C. originava dalle parole boeziane del De Trinitate Sed numero differentiam accidentium varietas facit», e poteva meritare l'accusa di ridurre l'individuazione agli accidenti, ponendo nella realtà (e nella prima e anche nella seconda maniera) l'essenza estrinsecamente individuata, escludeva però ogni professione di panteismo. Appunto per togliere questo equivoco circa il panteismo, G. di C. della seconda maniera parlò di indifferenza essenziale anziché di identità essenziale: con l'avvertenza surriferita a proposito di Dio uno e trino: dove, concependo l'essenza divina quasi un universale delle tre persone divine, bisogna guardarsi dal pensarla in esse per some moltiplicata. Qui si è nella identità, non già nella sola indifferenza. Il secondo momento del pensiero di G. di C. si svolge da s. Vittore. Di questa scuola e del suo carattere mistico G. di C. può dirsi un iniziato.
Opere principali, oltre la già citate Sententiae: De Sacramento altaris (frg. in PL 163, 1039-40); De origine animae (dubbia; frg., ibid. 1043-44); Dialogus seu alter-catio cuiusdam christiani et iudaei de fide catholica (ibid. 1046-72); De essentia et substantia Dei et de tribus eius personis (frg. in V. Cousin, Fragments philosophiques, II, Parigi 1865, pp. 328-35).