GUGLIELMO DI SAINT-THIERRY

GUGLIELMO di SAINT-THIERRY. - Teologo cistercense, n. a Liegi ca. il 1085, m. a Signy 118 sett. 1148. Di distinta famiglia, studiò probabilmente alla scuola di Anselmo di Laon. Entrato nell'abbazia benedettina di St-Nicaise (Reims), ne divenne in seguito monaco e nel 1119 fu eletto abate di St-Thierry, presso Reims, ove governò con saggezza. Conquistato dall'affettuosa amicizia di s. Bernardo, sebbene da questi dissuaso, si dimise da abate ed entrò, nel 1135, tra i Cistercensi di Signy (diocesi di Reims), ove trascorse gli ultimi anni in fervida contemplazione, sempre vigile però sui piccoli, che in quel periodo di fermento intellettuale la fede poteva correre. Fu appunto nel 1138, che con una commovente lettera (PL 182, 531-39) provocò il tempestivo intervento di s. Bernardo contro gli errori di Abelardo (v.), condannati poi al Concilio di Sens (1140) e da Roma. Si oppose con pari zelo alle deviazioni dottrinali di Guglielmo di Conches nel De erroribus Guillelmi de Conchis (ibid. 1180, 333-40) e di Gilberto Porretano (v.). Nell'Ordine cistercense ha il titolo di beato.

Prima di ritirarsi a Signy aveva scritto varie opere: il De contemplando Deo (ibid. 185, 365-80) attribuito a s. Bernardo; il De natura et dignitate amoris (ibid. 185, 379-408) il De Sacramento altaris (ibid. 180, 345-66), che tratta della transustanziazione, multipersenza del corpo di Cristo, degli accidenti e della duplex manducatio, nell'intento di conciliare le apparenti antinomie dei testi patristici intorno al mistero eucaristico. A quest'opera, nell'edizione del Migne (ibid. 341-44), è premessa la lettera eucaristica di G. a Ruperto di Deutz; Excerpta ex libris s. Gregori papae super cantica canonicorum (ibid. 411-74) e il Commentarius in Cantica Canonicorum ex scriptis s. Ambrosii (ibid. 15, 1947 seg.): due florilegi abilmente compilati; De natura corporis et animae libri duo (ibid. 180, 695-726): nel primo offre un'analisi quasi anatomica del corpo umano sulla falsariga di Costantino (I'Africano e dei medici arabi, nel secondo un'antropologia per tre quarti tratta dal De hominis officio di s. Gregorio Nisseno, nella traduzione latina di Scoto Eriugena; Metaditavae orationes (ibid. 205-47): opera personale, specifico delle sede del suo animo fervoroso. Questi ultimi scritti furono certamente terminati a Signy, dove le circostanze imposero un nuovo ritmo alla sua penna: Expositio altera super Cantica Canonicorum (ibid. 473-546): arriva fino al cap. 3, V. 3; l'idea dell'influsso dell'amore sulla conoscenza di Dio comanda tutta l'opera, che s'ispira a Oriente, di cui G. aveva sotto gli occhi la parziale traduzione di Rufino, e al celebre commento di s. Bernardo; Expositio in epist. ad Romanos (ibid. 547-604): vasto commento desunto in gran parte da s. Agostino; Disputatio adversus Abaelardum (ibid. 249-82): confuta gli errori di Abelardo sui principali dogmi cristiani: importante la dottrina sulla Redenzione. Dopo la condanna dell'audace filosofo, suo antico condiscopolo, G. tentò una elaborazione della teologia nel desiderio di meglio orientare gli spiriti sbandati dall'errore; così nacquero le Sententiae de fide (perdute), una specie di trattato De Deo Uno et Trino ispirato alla dottrina di s. Agostino e di Boezio; lo Speculum fidei (ibid. 365-98): originale psicologia della fede, dove il motivo dell'amor ipse intellectus est è dominante; l'Aenigma fidei (ibid. 397-440): concettosa sintesi, soffusa di pietà, sulla trascendenza del mistero trinitario, in antisci con i tentativi di Abelardo e di Guglielmo di Conches di razionalizzare il contenuto. Poco prima di morire redasse l'Epistola ad fratres de Monte Dei, detta Epistola aurea (ibid. 184, 307-54), a richiesta dei Certosini di Mont-Dieu, presso cui aveva trascorso giorni deliziosi per il suo spirito: è un vero trattato de vita solitaria, basato sulla tricotomia originaria degli psichici (incipienti), gnostici (proficienti), pneumatici (perfetti). Presto attribuita a s. Bernardo, godette della popolarità delle opere del s. Dottore; utilizzata da s. Antonio da Padova, Davide di Augusta, Ruysbroeck, Taulero, soltanto nel 1662 fu restituita al vero autore dal Tissier, seguito subito dal Mabillon. La Vita Bernardi (ibid. 185, 225-66), redatta con vigile senso critico, arriva fino al 1130; la morte impedì a G. di terminare questo sincero omaggio al suo grande amico. Altri scritti gli furono attribuiti, particolarmente la Disputatio catholicorum patrum adversus dogmata Petri Abaelardi, ma è opera «cuiusdam abbatis nigrorum monachorum» (Goffredo d'Auxerre, ibid. 185, 596).

Uomo della tradizione, G. visse in costante comunione d'ideali con i Padri creando intorno a sé un «paradisus claustralis», un clima caldo e luminoso, in cui è avvolta l'origine e lo sviluppo della sua dottrina spirituale. Pur soggiogato dalla forte personalità di s. Bernardo, conservò la sua autonomia dottrinale, che si riflette in atteggiamenti e movenze inconfondibili. Questo Cistercense, cui non fece difetto né il genio né l'arte, il cui lirismo religioso fu sorretto da una singolare purezza di vita, dopo otto secoli d'immortalità, volle ristabilirsi intorno alla sua persona e alla sua opera quell'atmosfera d'ammirazione di cui gli furono prodighi i contemporanei e la sua candida figura avanza vicino a quella del suo grande amico, il Dottore Mellifluo.

BIBL.: I. Rivière, Le dogme de la Réemption, Parigi 1905, pp. 330-32, 463-65; A. Poncelet, La vie ancienne de Guillaume de St-Thierry, in Mélanges G. Kurth, II, Liegi 1908, pp. 85-92; P. Rousselot, L'identification formelle d'amour et d'intellectus chez Guillaume de St-Thierry, in Pour l'histoire du problème de l'amour au moyen âge, Münster 1908 (ristampato a Parigi 1933), pp. 96-102; A. Adam, Guillaume de St-Thierry; sa vie et ses oeuvres, Bourg 1923 (il vero iniziatore degli studi di G.); A. Wilmart, Le série et la date des ouvrages de Guillaume de St-Thierry, in Revue Mabillon, 14 (1924), pp. 157-67; L. Malvez, La doctrine de l'image et de la connaissance mystique chez Guillaume de St-Thierry, in Recherches de science, relig. 22 (1923), pp. 178-205, 257-79; M.-M. Davy, Les trois étapes de la vie spirituelle d'après Guillaume de St-Thierry, ibid., 23 (1923), pp. 569-88; id., La psychologie de la foi d'après Guillaume de St-Thierry, in Recherches de théol. anct. et médité, 16 (1933), pp. 1-33; id., L'amour de Dieu d'après Guillaume de St-Thierry, in Revue de science, relig., 28 (1933), pp. 319-46; id., Ascèse et vertus selon Guillaume de St-Thierry, in Revue d'aest. et de myst., 19 (1933), pp. 225-44; id., La connaissance de Dieu d'après Guillaume de St-Thierry, in Recherches de science, relig., 28 (1933), pp. 430-56; P. Halász, De perfectione vitae spiritualis sec. Gelliumm a S. Theodoro, Zirc (Ungheria)

1941. A tutti gli studi della Davy sono rivolte critiche severe dallo specialista I

M. Dechanet, Aux sources de la spiritualité de Guillaume de St-Thierry, Bruges-Parigi 1940; id., Guillaume de St-Thierry: l'homme et son oeuvre, 1942, pp. 177-180 (opera fondamentale); id., Amor ipse intellectus est. La doctrine de l'amour-intellectus chez Guillaume de St-Thierry, in Revue du moyen âge latin, 1 (1945), pp. 349-74; I. De Ghellinck, L'Essor de la littérature latine au XIIe siècle, I, Bruxelles-Parigi 1946, pp. 186-87; E. Gilson, Notes sur Guillaume de St-Thierry, in La théologie mystique de St Bernard, 2a ed., Parigi 1947, pp. 216-32 (sintesi suggestiva). La Davy ha curata una poco riuscita edizione, con note e traduzione, dell'Epistola aurea; dom Dechanet prepara l'edizione critica delle principali opere. M. R. Thomas, Pour comprendre Guillaume de St-Thierry, in Collectanea Ordinis Cisterciensis, 9 (1947), pp. 2-15. Ulteriori riferimenti bibliografici presso lo stesso Dechanet, nell'opera citata. I. De Ghellinck, Le mouvement théologique du XIIe siècle, 2a ed., Bruges 1948, passim (v. l'indice); L. De Simone, G. di St-Thierry, in Sapienza, 2 (1949), pp. 431-469. Antonio Piolanti