GUNDISALVI, Domenico (Gundissalinus). - Filosofo spagnolo, arcidiacono di Segovia, vissuto alla corte dell'arcivescovo di Toledo da 11.150.
Tradusse opere dall'arabo, insieme con Giovanni Ispano (v. GIOVANNI ABEN DAHUT), secondo un metodo di cui è cenno nella lettera accompagnatoria della traduzione del De anima di Avicenna all'arcivescovo di Toledo: Giovanni Ispano traduceva l'arabo parola per parola in castigliano o spagnolo e G. traduceva parola per parola il castigliano in latino: "me (G. Ispano) singula verba vulgariter (cioè in castigliano) proferente et Dominico archidiacono singula in latinum convertente ex arabico translatum". Il G. tradusse a questo modo opere di al-Farabi, al-Gazzali, Avicebron (della traduzione del Fons vitae di Avicebron [Ibn G. bihröl]) ottima edizione di C. Baeumker, in Beiträge zur Geschichte der Philos. des Mittellat., I [1891], fasc. II, 111, IV, II G. fu pertanto mezzo d'unione fra il mondo orientale e il mondo occidentale, venuti a contatto nella Toledo conquistata di recente dai cristiani.
Ma G. contribuì inoltre ai vicendevoli contatti non solo come traduttore, bensì anche con opere personali, ancorché di carattere divulgativo. Si ricordano: De processione mundi (ed. di M. Menéndez y Pelayo, in Historia de los heterodoxos españoles, I, Madrid 1880, pp. 691-711; ed. di G. Bulow in Beiträge, cit., 24 [1925]); De Unitate (ed. di P. Correns, ibid., I [1891]); De divisione philosophiae (ed. di L. Baur, ibid., 4 [1903]); De anima (ed. parziale da A. Löwenthal, Königsberg 1890); De immortalitate animae (ed. di G. Bulow in Beiträge cit., 2 [1897]). Probabilmente quest'ultima opera è di G. d'Auvergne (cf. A. Masnovo, Da Giuglielmo d'Auvergne a s. Tommaso d'Aquino, III, Milano 1945, p. 119-23).
Il mondo orientale, sotto l'influsso del pensiero neoplatonico, si rappresentava l'origine delle cose dall'Uno per intermediari emanazionistici. G., pur insistendo sull'origine delle cose da Dio, parlò al mondo latino cristiano medievale di un intermediarismo creazionistico: donde poi sorsevo problemi sulla possibilità almeno, se non sulla realtà, della creazione da parte di creature, sia come causa strumentale sia come causa principale. La posizione di G., benché non rigorosamente conforme al dogma cristiano, avvicinava il pensiero orientale con l'occidentale sulla piattaforma cristianeggiante del De causis, scritto originariamente in arabo, forse dal collega Iohannes Hispanus, tradotto in latino più tardi nella seconda metà del sec. XII da Gerardo di Cremona (altro uomo dell'ambiente toletano), commentato dai rappresentanti più autorevoli del pensiero medievale cristiano (cf. A. Masnovo, loc. cit., pp. 1-28).
All'opera di Toledo, e in particolare di G., non dovette essere insensibile il mondo orientale, se il trattato De anima nel 1300 ottenne due traduzioni in ebraico (sia pure parziali) di due dotti ebrei Gersön ben Sélomöh e Hillel da Verona (come risulta da una nota di J. Teicher presentata da C. A. Nallino all'Accademia nazionale dei Lincei).