HANBALITA, RITO

HANBALITA, RITO. - Una delle quattro grandi scuole o riti o sistemi giuridici dell'islamismo ortodosso, risalente al giurista e teologo Ahmad b. Hanbal (780-855 d. C.). Questo dottore visse a Bagdad sotto i primi califfi 'abbāsidi e si distinse per lo studio approfondito della tradizione (hadīṭ) storico-normativa, attribuita a Maometto e ai suoi compagni, sulla quale egli raccolse un imponente corpus di ca. 30 mila numeri (Musnad).

Sia nella elaborazione giuridica sia in quella teologica Ibn Hanbal assunse un atteggiamento rigidamente conservatore, fondato sui dati positivi della rivelazione e della tradizione, alieno al massimo da ogni intervento del criterio personale (ra'j), quale era stato invece accettato in varia misura dai precedenti riti ḥanafita a ṣāb'ita. In teologia egli si trovò così ad avversare strenuamente le dottrine dei mu'taziliti, miranti a una interpretazione razionale dei punti controversi della rivelazione (libero arbitrio dell'uomo, rapporto fra la persona di Dio e i suoi attributi, creazione nel tempo del Corano); e quando il favore di alcuni califfi tentò di imporre il mu'tazilismo come dottrina di Stato, la resistenza di Ibn Hanbal gli attirò persecuzioni e prove da cui solo l'avvento di nuovi sovrani devoti alla ortodossia tradizionale valse a liberarlo. Circonfuso da un'aureola di santità anche per questa coraggiosa resistenza alla persecuzione politica, Ibn Hanbal morì a Bagdad e ivi fu sepolto.

Il suo sistema, letteralista, rigorista e conservatore, è rimasto in minoranza per numero di seguaci rispetto agli altri tre ortodossi, ma segna nella storia religiosa e sociale dell'islam un tratto altamente caratteristico, per la tenace intransigenza delle dottrine e le personalità dei suoi assertori, dal fondatore ai grandi dottori ḥanbaliti dei tempi medievali e moderni. Emergono tra questi il siriano Ibn Tajmijah (1263-1328), fecondissimo polemista, teologo e moralista; e, in epoca più recente, il fondatore del movimento wahhabita d'Arabia, Muḥammad ibn 'Abd al-Wahhab (sec. XVIII). Questa grande reviviscenza di puritanesimo, che ha messo capo allo Stato e alla dinastia oggi dominante in Arabia, ha infatti le sue radici nel sistema ḥanbalita che è tuttora la dottrina ufficiale, in diritto e teologia, nell'Arabia sa'ūdiana. Lo ḥanbalismo è inoltre seguito dai sunniti del 'Omān, della Costa dei Pirati, dell'al-Aḥsā, e ha nuclei di seguaci nel 'Irāq, in Siria e Palestina. Anche nell'India musulmana, seguono il r. ḥ. i cosiddetti Ahl al-ḥadīṭ (e gente del

ḥadīṭ, che è del resto la denominazione storica datasi dai ḥanbaliti sin dal più antico periodo), detti da alcuni autori europei «wahhabiti indiani». Il numero totale dei ḥanbaliti odierni può calcolarsi sui 3 milioni.

Recenti studi hanno messo in rilievo, in contrasto con il rigorismo morale e lo stretto conservatorismo del sistema ḥanbalita, alcuni lati di sorprendente equilibrio e concretezza insieme della sua teologia, come nel problema della volontà dell'uomo nei rapporti della onnipotenza divina, in cui, sia pure per diversa via e con altre finalità, la posizione ḥanbalita viene ad essere non molto lontana da quella dei mu'taziliti, i loro fierissimi avversari del periodo delle origini, oggi da tempo estinti.

Per la bibl. V. ISLĀM. Francesco Gabrieli

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“HANBALITA, RITO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 801. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/hanbalita-rito.