HELIAND. - Parola dell'antico tedesco, oggi *Heiland*, Salvatore; sorta di poema popolare religioso in antico sassone e in versi allitterati (6000), scritto

verso l'830 non da un monaco, ma da un cantore di professione, per incarico, pare, di Lodovico il Pio, e contenente la narrazione poetica della vita di Gesù secondo i quattro Vangeli (essendo stato redatto sulla scorta dell' A
verso l'830 non da un monaco, ma da un cantore di professione, per incarico, pare, di Lodovico il Pio, e contenente la narrazione poetica della vita di Gesù secondo i quattro Vangeli (essendo stato redatto sulla scorta dell'Armonia evangelica di Taziano, reca anche questo titolo, con l'apposizione: «in sassone antico»).
Unica compiuta germanizzazione della poesia e dottrina cristiana, lo H. è il più vasto ed insigne monumento in detto idioma, e rende immagine dell'epica popolare tedesca del tempo, quasi tutta dispersa. Di qui il suo grande valore filologico. La parte centrale e dominante del poema è occupata dal sermone della montagna, la novella cioè d'amore e di pace, di giustizia e d'umiltà, che, per il suo contrasto con la tradizionale etica pagana, terrena e feroce, di quel popolo, convertito di recente al cristianesimo da Carlomagno, più era atta a conseguire l'intento propostosi dal poeta, di mansuefarlo e cristianizzarlo. Ad agevolare la comprensione di un mondo così diverso, l'autore parte si giovò dell'affinità che con esso avevano il culto della fedeltà e l'accettazione cieca del fato, propri del popolo germanico, parte germanizzo i fatti, persino assegnando a Cristo e agli Apostoli le gerarchie feudali o inserendo nomi e concetti della mitologia germanica. Artisticamente, pur nella sua esuberanza e altisonanza, il poema serba una spontanea genuinità di eloquio, si fa allora drammatico, disegna una nitida linea di racconto.
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