HERRAD di LANDSBERG (LANDSBERG). - Abbassia, n. ca. il 1125-30, dalla nobile famiglia alsaziana dei Landsberg; entrata nel monastero di Hohenburg (Odilienberg, Alsazia), vi fu discepola fedele dall'abbadessa Relinda, a cui successe nella carica nel 1171. Seguendone le orme, seppe portare il monastero a una grande fioritura.
Infatti, per un miglior servizio religioso di esso, fondò nelle vicinanze, il Convento di S. Gorgone, affidandolo ai Premostratensì; e un altro ne fondò con ospizio a Trutenhausen per gli Agostiniani. Per l'istruzione, poi, e l'edificazione delle monache compose l'Hortus deliciarum, una specie di enciclopedia di tutta la scienza teologica e profana dal sec. XII; S. Scrittura, esposta specialmente nei suoi significati mistici in voga nel medioevo, teologia, filosofia, geografia, storia, arti belle, ecc. Il titolo fu scelto dall'autrice (ed era comune nel latino specialmente medievale) perché l'opera adunava come in un giardino di delizie tutti i fiori che si potevano raccogliere nelle opere dei Padri, dei teologi, dei filosofi e nei libri della Bibbia. Vi si trovano, infatti, citati talora alla lettera; tratti di autori che vanno dai Padri più antichi fino ai contemporanei Anselmo di Canterbury (m. nel 1109) e Ruperto di Deutz (m. nel 1135). Di suo proprio H. aggiunse alcuni lavori poetici, accompagnati da note musicali.
ARTE. - Un manoscritto dell'Hortus deliciarum, prezioso per le miniature che lo ornavano, era conservato assieme all'unica copia esistente nella Biblioteca di Strasburgo ed ambedue furono perduti nell'incendio della Biblioteca del 23 ag. 1870. È stato fortunatamente possibile recuperare ca. 230 delle 336 miniature del manoscritto originale, grazie alle riproduzioni in studi precedenti alla distruzione ed ai calchi fatti eseguire da J. de Bastard, ora presso la Biblioteca nazionale di Parigi. Dette riproduzioni sono state raccolte e pubblicate da A. Straub e G. Keller (2 voll., Strasburgo 1901). È da questi, in particolar modo, che ci si può fare un'idea degli originali, splendenti di vividi colori, dal disegno mirabilmente curato che raggiunge talvolta notevole forza d'espressione. È evidente tuttavia la presenza di più illustratori, per l'alternarsi di vari infissi nelle diverse miniature, dove da uno schematismo bizantino si passa ad una maestosità di impostazioni di sapore quasi classico, specie nelle figure di Cristo e degli Apostoli, o ad una vivacità e potenza espressiva tipicamente romaniche. Nel loro complesso, inoltre, le miniature presentano un notevole interesse per l'iconografia e la simbologia cristiana: si veda, per es., il mito di Ulisse e le Sirene.
Il Gérard vedeva un'intima fusione tra testo e miniature per cui non esitava ad attribuire alla stessa H. anche queste. Il Marignan invece, oltre a togliere alla famosa badessa l'onore della composizione, che ritiene superiore alle capacità di una donna, in seguito ad un accurato e particolareggiato esame delle miniature pensa che tanto i costumi che l'iconografia e il carattere stesso delle rappre
sentazioni spostino la data dell'esecuzione agli inizi del secolo XIII; trae quindi la conclusione che non sia stato illustrato l'originale, ma un secondo esemplare del 1230 ca. Vedi tav. XCI.