HUYSMANS, JORIS KARL. — Scrittore, n. a Parigi il 5 febbr. 1848, m. ivi il 12 maggio 1907. Discendente da famiglia fiamminga, in cui l'arte della
pittura era tradizionalmente amata e coltivata, con sicuro intuito e raffinata sensibilità difese l'allora esordiente impressionismo in pagine stilisticamente e criticamente ardite. Esse sono raccolte, con altri saggi, nei due volumi *Certains* (Parigi 1889) e *L'art moderne* (ivi 1902).
Partito dal naturalismo, H. lo supera in una visione di estrema raffinata e estetica e arriva al soprannaturale attraverso pratiche sataniche, prima di giungere alle meditazioni della Trappa e alla morte cristiana nell'acetazione espiatoria del dolore. Formatosi presso Zola, quando il naturalismo era alle sue prime battaglie, e avendo già esordito nel 1874 con *Le dragoei aux épices*, in cui è sensibile l'influenza di Baudelaire, testimoniò la sua aderenza al movimento con *Marthe, histoire d'une fille* (Bruxelles 1876) e *Les soeurs Vatard* (Parigi 1879). Il naturalismo servì a H. per esercitare le sue eccezionali qualità di osservatore.
Anatomizzata la realtà, ne indica un'evasione attraverso una formola estetica e decadente nel romanzo *A rebours* (ivi 1884). Nell'ultima pagina il personaggio autobiografico dichiara il disagio spirituale che non è riuscito a soffocare, invocando l'aiuto di Dio nei suoi dubbi. Ma più ancora che in questo libro l'H. rese manifesto il suo mutamento spirituale in *En route* (ivi 1895), facendo, attraverso il protagonista, il racconto della sua conversione religiosa, avvenuta alla Trappa di Nostra Signora di Igny nel 1892.
Nostalgico del medioevo, di cui parzialmente non riconobbe che il fervore religioso tradotto in mistero visioni e in squisite opere d'arte, dette in *La cathédrale* (ivi 1898) un'interpretazione della simbologia cattolica e dimostrò quanto fosse suscettibile al fascino estetico del culto. Durante il ritiro nell'abbazia di Ligugé scrisse la vita di *Ste Lydvine de Schiedam* (ivi 1901) e *L'oblati* (ivi 1903). Nel 1905 in *Les foules de Lourdes* univa all'osservazione spietata della realtà la fede nel soprannaturale.
Variamente giudicato e avversato, avendo portato nella conversione religiosa tutto intero il suo temperamento eccessivo di uomo e di artista, occupa un posto certamente personale di fronte alla Chiesa, ma non si può diminuire la sincerità del suo cuore di fronte al Dio ritrovato.
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