IACOPONE DA TODI

IACOPONE da TODI. - Mistico e poeta francescano, n. a Todi ca. il 1230, m. a Collazzone il 25 dic. 1306. Studiò legge a Bologna, esercitò in patria l'arte della procura, e sul finire di una giovinezza scapigliata sposò Vanna dei conti di Coldimezzo, che, dopo un anno di matrimonio, morì, si dice, durante una festa, per il crollo d'un pavimento. Colpito al cuore, I. abbandonò il mondo, e dal 1268 al '78 visse come bizocco in penitenza eccessiva, randagia, selvatica. A questo decennio appartengono, forse, le laude del massimo ascetismo, dell'odio di sé portato fino a invocare ogni dispregio e ogni male, compresa la pazza. Nel 1278 entrò come laico nell'Ordine francescano, meditò la mistica di S. Bonaventura, cantò la povertà innamorata e i gradi ascendenti della santa nichilitade (1278-88). Ma, temperamento estremista, intollerante di mitigazioni alla regola, precipitò nel gruppo più acceso dei dissidenti, i seguaci di Angelo Clareno, protetti da Celestino V. Nel 1294 in Palestrina si unì ai Colonnesi contro Bonifacio VIII; nel 1297 firmò con i ribelli il rifiuto di presentarsi al Papa, e fu con essi scomunicato. In questo periodo (1288-97) scagliò contro i Francescani rilassati, i prelati mondani e Bonifacio VIII, satire violente, che risentono d'indisciplina ereticale, anche se non sono dottrinalmente eretiche. Imprigionato con gli altri dopo l'espugnazione di Palestrina, I. dal carcere, accettato gioiosamente come suprema povertà, indirizzò rime di pentimento a Bonifacio VIII perché gli togliesse la scomunica, ma ciò non ottenne che dal successore Benedetto XI, alla fine del 1303. Forse nell'ultimo triennio il tempestoso mistico, domato dal dolore, cantò più altamente l'ebbrezza dell'amore di Dio. A I. viene talvolta attribuito il titolo di « beato »; il suo culto, però, non è stato riconosciuto dalla Chiesa.

Compose ca. 110 laude (cod. di Chantilly) e in latino lo Stabat Mater. Due linee si distinguono nella sua mistica e nella sua poesia: la santa nichilitade e la pazza per amore; l'una muove dalla conoscenza di sé, l'altra dallo studio di Cristo; dalla prima derivano le laude dottrinali, dalla seconda le mistiche, non senza interferenze,

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IACOPONE da TODI - Ritratto idealizzato di I. da T. (1596), dipinto sul suo sepolcro - Todi, chiesa di S. Fortunato.

specie là dove il « nichil glorioso » raggiunge l'unione con Dio. I. eccelle nelle poesie alla Madonna. Lo Stabat interpreta liturgicamente il martirio della Vergine sul Calvario; la bellissima laude Donna del Paradiso la interrotta popolarmente e drammaticamente, rappresentando di scorcio tutta la Crocifissione. Con originalità superiore ai rimatori contemporanei, drammatizza in altre laude il contrasto fra anima e corpo, fra vivo e morto, fra piacere fugace e dannazione eterna; suscita l'orrore della sepoltura e il terrore del Giudizio. Ardentemente veristico nel suo pessimismo sugli uomini, sferza con il ridicolo vanità femminile, le ipocrisie e le ambizioni dei bigotti, satireggia con feroce sarcasmo Bonifacio VIII. Ed è lo stesso poeta che canta ineffabilmente il presepio. Penitente eccezionale, temprà e cultura di grande lirico, I. scrisse solo a gloria di Dio e salute del prossimo, evitando, per umiltà, la ricerca dell'espressione, e si abbandonò alla sua vena, ora cristallina, ora torbida e torrentizia, adoperando la forma popolare della ballata con ritmi vari e sempre musicali. In quanto esprime (sia pure in modo paradossale) l'itinerario dell'anima a Dio, I. non è solo il rappresentante del medioevo, ma il poeta dell'ascesi e della mistica cristiana d'ogni tempo, il poeta che ha messo a fuoco la follia dell'amore divino e dell'incredulità di una donna.

Bibl.: Ed. principali: Laude di Fra J. da T. imprese per ser F. Bonaccorsi, Firenze 1490 (comprende 102 laude); Le poesie spirituali del b. J. da T., con le scelte e annotazioni di F. Tre stati, Venezia 1617 (accoglie più di 200 laude); Laude di J. da T. a cura di G. Ferri, in ed. diplomatica, Roma 1910, Bari 1915 (si attiene all'ed. del Bonaccorsi), 2a ed. riveduta e aggiornata da S. Caramella, Bari 1930; il medesimo testo con introd. biblogr. e note a cura di F. Colotta, Milano 1940. - Studi sul testo: per la complessa storia dei codici e delle edizioni: G. Ferri, note all'ed. laterziana del 1915 e S. Caramella, note all'ed. del 1930; N. Sapegno, Problemi di critica iacoponica, in Città moderna, 2 (1930), pp. 874-835; F. Argeno, Per il testo delle laude di J. da T., in La Rassegna (1943-48); M. Apollonio, J. da T. e la poetica delle confraternite religiose nella cultura preumastica, Milano 1946; A. Ugolini, Laude di J. da T. tratte da due manoscritti umbri, Torino 1947, per la vita di L. Leggenda, trecentesca, pubbl. da A. Tobler, in Zeitschrift für Romanische Philologie, 2 (1878), pp. 26-39; Angelo Clareno, Hist. septem tribulationum ed Epistola esecutoria, ed. da F. Ehrle, in Archiv für Liter.-U. Kirchengeschichte, 2 (1886), p. 308 sgg.; Mariano da Firenze, Com-

pendium chronicarum Frat. Min., in Arch. Franc. Hist., 1 (1908), pp. 98-107; G. Oddi, La Franceschina, a cura di N. Cavanna, Firenze 1931. Le vite iacoponiche dal sec. XVI al XVIII ripetono le notizie tradizionali. Dalla metà dell'Ottocento a oggi, data la dubbia autenticità della prima leggenda, si hanno piuttosto studi che biografie. Per la mistica di I.: C. L. Tempesti, S. Bonaventura maestro esimio di spirito, t. II, Venezia 1748; G. Gentile, La filosofia, Milano 1904, pp. 94-104; F. Novati, L'amore mistico in S. Francesco d'Assisi e J. da T., in Freschi e mini del Dugento, Milano 1908, p. 108 seg.; A. Gottardi, L'albero spirituale di J. da T., in Rassegna critica della lett. ital., 20 (1915), pp. 1-28, 84-116; E. D'Ascoli, Il misticismo nei canti spirituali di frate J., Recanati 1925; L. Russo, J. da T. mistico poeta, in Problemi di metodo critico, Bari 1929, pp. 7-38 (interpretazione idealistica); M. Vinai, J. e s., Bonaventura, in Cultura neolatina, 1 (1941), pp. 133-42. Per la spiritualità e l'arte di I.: F. Ozanam, Les poètes franciscains au XIIIe siècle, Parigi 1852; J. Schmitt, Metrica di J. da T., in Studi medievali, 1 (1905), pp. 513-60; A. D'Ancona, J. da T. giullare di Dio, Todi 1914; E. Underhill, J. da T. poet and mystic, Londra 1910; M. Casella, J. da T., in Arch. Romanicum, 4 (1920), pp. 281-89, 429-85; N. Sapienza, Frate J., Torino 1926; C. Cadorna, J. da T., Firenze 1926; G. Trombadori, J. da T., Venezia 1926; V. Soncini, Bibliografia iacoponica, Reggio Emilia 1933; F. Liuzzi, La lauda e i primordi della poesia italiana, Roma 1935; G. Papini, J. da T., in Storia della lett. ital., Firenze 1937, pp. 39-67. Per lo Stabat Mater: M. Suchet, La poesia liturgica francescana nel sec. XIII, Roma 1914; F. Ermini, Lo Stabat Mater e i Pianti della Vergine nella lirica del medio evo, Città di Castello 1916. Maria Sticco