IBN 'EZRÁ' ABRÁHÁM BEN MÉ'IR

IBN 'EZRÁ' ABRÁHÁM ben MÉ'IR. - Grammatico, commentatore biblico, poeta, filosofo e astrologo, n. a Toledo (Castiglia) o a Tudela (Navarra) ca. il 1092, m., secondo la tradizione, a Calahora nel 1167. Emigrò, per sfuggire alle persecuzioni degli Ebrei, prima del 1140. Visse successivamente a Qajrawan, a Roma nel 1140, ove scrisse un commento all'Ecclesia steta, seguito da commenti agli altri quattro «rotoli» e una grammatica ebraica (Móznajim, «Bilancia»).

Altre opere furono da lui redatte verso il 1144 a Lucca. Nel 1145 terminò il commento a Isaia; nello stesso anno si trasferì a Mantova, ove redasse un'altra opera di grammatica. Gli Ebrei italiani, dediti a studi tualmudici, non apprezzarono l'attività scientifica di I. 'E. Nel 1155 egli si recò nella Provenza e qui, specialmente a Béziers, fu accolto con molti onori. A Rodez (Francia meridionale) terminò i commenti a Daniele, ai Salmi ed ai dodici profeti minori. Nel 1157 compì il commento al Pentateuco, che fu discusso perché non in tutto conforme alla tradizione tualmudica. Nel 1158 redasse a Londra l'opera Yasdih móra'. Nel 1160 scrisse a Narbonne un'opera astrologica. Poi si recò a Roma. La vita di I. 'E. è raminga, fatta di lavoro intenso e di povertà, di cui egli stesso parla con una punta d'ironia.

Come poeta, è troppo grammatico per concedersi delle licenze linguistiche. Molte poesie sono di carattere liturgico. Tratta talvolta della lotta tra corpo e spirito e insegna ad accogliere con serenità le vicende della vita. Ricorda altre volte le glorie passate d'Israele e, figlio del suo tempo, cerca di dedurre dalle visioni profetiche l'inizio dell'era messianica.

Le sue idee filosofiche sono sparse nei suoi commenti biblici. La sua opera esclusivamente filosofica è il menzionato Yasdih móra' («La base del timore»). I. 'E. è seguace di Ibn Gèbhīrōl. Nella psicologia si riscontra l'influenza di al-Farābī, dei neoplatonici, dei pitagorici, riflessa nella filosofia araba. Dio è creatore in quanto trasforma la materia prima per emanazione. Il mondo dei corpi celesti occupa un posto intermedio tra la base primiera di tutte le cose ed il mondo sensibile in cui vanno distinte tre sfere: dei minerali, delle piante e degli esseri viventi. A capo dell'ultima sfera sta l'uomo, la cui anima è una emanazione. La Provvidenza divina si estende sulle leggi che governano l'universo, sicché l'uomo può esercitare la volontà propria. Il mondo sensibile dipende dalla costellazione dei corpi celesti e solo

IBN 'EZRA' ABRÂHAM - ICHABOD

l'anima di chi ha superato la natura sensuale dipende direttamente da Dio.

BIML.: J. Bernfeld, 'E. in Enc. Jud., VIII, coll. 326-41; J. Guttmann, Die Philosophie des Judentums, Monaco 1933, pp. 130-37 e passim; G. Vajda, Introduction à la pensée juive du moyen âge, Parigi 1947, p. 109 sq. e passim; cf. anche J. M. Millos Vallicrosa, El libro de los fundamentos de las tablas astronómicas de I 'E., con introd. e note, Madrid 1947; id., Sobre la autenticidad de una obra astronómica de J. 'E., in Sefarad, 8 (1948), pp. 136-39.